23 dicembre 2013

17 dicembre 2013

Stereotipi italiani in supermercati francesi


Si noti la faccia da gastronomo provetto di Angelo. Se avessero allargato l'inquadratura si vedrebbe che nella mano sinistra tiene un mandolino e nella destra una manciata di spaghetti alla pummarola.


*Si noti anche il bisogno impellente di dover mettere l'asterisco con la traduzione. Questa è un'abitudine onnipresente. Nei giornali. Nelle pubblicità. Dappertutto. Non sia mai che il povero francese si trovi perso e disorientato davanti ad una parola in lingua straniera e gli pigli un attacco di labirintite.

14 dicembre 2013

Get off the fucking phone

Ieri sera ero in fila alla cassa del supermercato e un paio di pesone davanti a me c'era questo tizio con la figliola infilata nel carrello della spesa. Il tizio aveva la faccia fissa sul suo stramaledetto smartphone ed è toccato alla bimbetta passare il segnapostofinedellamiaspesa alla signora in fila dietro di loro perchè il rincoglionito del babbo non si rendeva conto neanche che pianeta stesse abitando. Tipo la gente di questo video:


11 dicembre 2013

Estremi rimedi


Questa è semplice. Quando piove, abbandona la falce per un più pratico ombrello.

10 dicembre 2013

Conversazioni skype



Ps.
Blogger mi fa notare che questo è il post numero 500, in poco più di quattro anni.

7 dicembre 2013

L'omino che traduce i titoli dei film in italiano morde


Il film non l'ho visto, ma c'è davvero bisogno di aggiungere altro oltre alle locandine?  Troppo semplice intitolarlo "La realtà fa male" o qualcosa del genere?

4 dicembre 2013

Indovina chi

Io credo che molta colpa degli ultimi 20 anni vada addosso ai cittadini, noi non abbiamo imparato ancora a votate con qualsiasi legge elettorale

Sono perfettamente d'accordo con questa frase. Indovinate chi l'ha detta.
Indizio. Se non è la prima volta che sono d'accordo con questa persona, poco ci manca. Immagino sia stata detta con un senso diverso da quello che gli do io.

3 dicembre 2013

La costa selvaggia di Quiberon

Avete mai sentito parlare della penisola di Quiberon? Io, prima di esserci stato quest'estate, non ne avevo mai sentito parlare. Eppure è uno dei più bei posti che mi ricordo di aver visitato. Soprattutto per merito di chi era con me in quel viaggio bretone, ma anche per l'indubbia bellezza naturalistica del luogo.
La penisola di Quiberon è una striscia di terra stretta e lunga 14 km che si trova nel Morbihan, in Bretagna. L'arrivo della ferrovia alla fine del '900 ha iniziato a trasformare in turistica l'economia locale da totalmente votata alla pesca e allo sfruttamento dei prodotti del mare. E i turisti sicuramente non mancano. Noi ci siamo stati gli ultimi giorni di Luglio e, malgrado il tempo non propriamente estivo che ha accompagnato il nostro arrivo, abbiamo fatto abbastanza fatica a trovare un posto per dormire nell'omonimo paesino che si trova sulla punta meridionale.
La penisola è divisa verticalmente in due. La parte orientale, affacciata sulla baia di Quiberon, è caratterizzata da spiagge e porticcioli come una normale zona marittima. La parte occidentale, sferzata costantemente dal vento e battuta incessantemente dalle onde dell'Atlantico, è caratterizzata da frastagliate scogliere e da un paesaggio brullo senza paesini, senza case, senza alberi. Insomma una costa selvaggia, come dice il suo nome.
Partendo da Quiberon, a marcare l'ingresso nella costa selvaggia c'è lo Château Turpault, un castello arroccato sulla punta estrema della penisola. Una strada sinuosa la percorre assecondandone il profilo. Lungo la strada sono numerose le aree di sosta da sfrtuttare al massimo per non perdersi nessuno dei tanti scorci che la costa offre. Oppure c'è la possibilità di percorrerla a piedi lungo un sentiero che è tracciato sul limite delle scogliere. Non mancano alcune sparute spiaggette incastonate tra gli scogli e le falesie, alcune raggiungibili tramite sentiero. La conclusione della costa selvaggia è segnato dall'arrivo nel porticciolo di Pontivy, prima che le due coste si riuniscano in un istmo che collega la penisola al "continente".
Per concludere, eccovi un po' di foto. Per fortuna il tempo era clemente quel giorno, anche se probabilmente la tempesta aggiunge fascino al luogo.



In questa pagina gli altri post di stealthistrip: steal-this-trip.html

1 dicembre 2013

S.

Qualche giorno fa ho comprato un libro bizzarro. Ed è stata proprio la sua bizzarria a spingermi a comprarlo. Il libro è stato scritto dallo sconosciuto scrittore americano Doug Dorst e concepito da J.J. Abrams, quello di Lost. Voglio sottolineare che io non faccio parte della schiera di fan adoranti di questo tizio (di Lost non ho mai visto neanche una puntata) e quindi non è stata la sua "regia" che mi ha spinto a comprarlo. Il titolo del progetto (perchè non sono neanche sicuro che si possa parlare di libro) è S. e per adesso è disponibile solo la sua versione in lingua originale. Ma da quello che ho letto in giro Einaudi sta già affrontando l'arduo compito di tradurlo.
All'interno di un contenitore che riporta il nome degli autori e una grande S a sottolineare il titolo, c'è un libro realizzato come se fosse un vecchio libro trovato in una biblioteca con tanto di adesivo con il codice di classificazione. S'intitola Ship of Theseus e l'autore è lo scrittore (inventato) V.M. Straka. Ma il vero stupore affiora una volta che il libro viene aperto. Eccone un assaggio tramite un piccolo collage di foto che ho fatto:


Come potere vedere, il libro è pieno di appunti a margine che sono stati lasciati da due lettori, un ragazzo e una ragazza, che interagiscono attraverso queste note. Alla storia raccontata dal libro, si sovrappone quella che si svolge a margine e che coinvolge questi due lettori. Ma a raccontare questa seconda storia non sono solo le note. All'interno del libro c'è tutta una serie di documenti che spaziano dalle cartoline alle lettere. C'è perfino una mappa disegnata su un tovagliolo. Insomma un intreccio di storie che è indubbiamente anche una celebrazione del libro come oggetto, della parola scritta su carta. Un'esperienza di lettura che difficilmente può essere fatta tramite ebook, malgrado non manchi in vendita la versione digitale.
Immagino non sia una lettura semplice. In rete si puossono già trovare numerose opinioni su come vada letto. C'è chi prima ha letto il libro e poi è tornato indietro a leggere le note e il resto. C'è chi ha letto ogni pagina tutta insieme, testo e note. C'è chi ha letto il testo di ogni capitolo e poi è tornato a leggere le note di quel capitolo. Insomma, ogni lettore ha il proprio modo di leggerlo a quanto pare. Io non ho ancora iniziato a leggero e non so bene quando inizierò a farlo e in che modo lo farò. Non so neanche cosa aspettarmi. Non mi mancano i dubbi che sia molto fumo e poco arrosto. Vedremo.
Per concludere ecco un video di presentazione che ho trovato in rete:

30 novembre 2013

Detto da un polacco in un libro sull'Africa

Chi parla dell'Europa ha vita facile. Lo scrittore non ha che da fermarsi a Firenze (oppure collocarvi il suo protagonista). Il resto lo fa la storia.

26 novembre 2013

L'uomo con l'ombrello

Venerdì 22 Novembre 1963 era una giornata di sole a Dallas. Una parte della città si era riversata festante nelle strade attendendo il passaggio della limousine decappottabile con a bordo il presidente degli Stati Uniti d'America, John Fitzgerald Kennedy. La festa fu brutalmente interrotta, come tutti sanno, da un cecchino che colpì a morte JFK mentre la sua automobile percorreva Dealey Plaza. Ma questa non è la storia di JFK né tantomeno la storia del suo assassino. Questa è la storia dell'uomo con l'ombrello.


Come ho detto, quel 22 Novembre era una splendida giornata di sole con tutta probabilità neanche fredda, considerando il clima della città texana. Se guardate i vari filmati e fotografie disponibili relative a quel giorno potrete constatare che nessuno porta un impermiabile, un ombrello o qualsiasi altra protezione per la pioggia. Nessuno tranne una persona. Un uomo vestito completamente di nero e con un ombrello aperto anch'esso nero. E dove si trovava quest'uomo? Esattamente in Dealey Plaza a pochi metri da dove è avvenuto l'assassinio.
Non sto neanche a dirvi che le teorie cospirazioniste al riguardo si sono sprecate. E come potrebbe essere altrimenti? Dalla più banale che sosteneva come l'uomo con l'ombrello stesse segnalando qualcosa al killer appostato, alla più elaborata che sosteneva come l'ombrello fosse un marchingegno atto a sparare freccette avvelenate.
Queste teorie sono andate avanti una decina di anni (forse vanno avanti ancora, malgrado tutto). Poi, nel 1978, in seguito ad un appello della commissione speciale della camera dei deputati sugli assassini di Kennedy e di Martin Luther King, Louie Steven Witt si è autoidentificato come uomo con l'ombrello, riconoscendo la sua foto sul giornale, e si è presentato a testimoniare alla commissione. Per quindici anni è rimasto all'oscuro che un'intera letteratura di speculazioni era stata costruita su di lui, o almeno sulla sua figura.
Nella deposizione alla commissione, Witt spiegò che, da repubblicano, la sua intenzione era di infastidire il presidente, democratico, aprendo e ruotando il suo ombrello nero. Ma come mai quest'azione avrebbe dovuto infastidire Kennedy? Un ombrello nero era stato un accessorio tipicamente associato a Neville Chamberlain, primo ministro britannico alla fine degli anni '30 noto soprattutto per la sua politica accomodante nei confronti della Germania di Hitler. Di conseguenza, l'ombrello fu usato come simbolo della politica estera del primo ministro. Cosa ha a che fare tutto questo con JFK? Suo padre, Joe Kennedy, fu ambasciatore nel Regno Unito dal '38 al '40 e fu uno strenuo sostenitore di Chamberlain e della sua politica accomodante. Inoltre JFK, per breve tempo, lavorò come segretario di suo padre all'ambasciata americana a Londra, in quegli anni.
Witt concluse la sua deposizione con la seguente frase:
I think if the Guinness Book of World Records had a category for people who were at the wrong place at the wrong time, doing the wrong thing, I would be No. 1 in that position, without even a close runner-up

21 novembre 2013

Sutri e il tufo

Sutri è un paesino di sei mila anime lungo la via Cassia in provincia di Viterbo, a metà strada tra il lago di Bracciano e quello di Vico ed è stata una delle prime tappe del viaggio che feci un paio di estati fa lungo la via Francigena.


L'elemento che caratterizza questa cittadina è il tufo, roccia vulcanica utilizzata nelle costruzioni fin dai tempi degli etruschi e dei romani. Il paesino stesso sorge su un promontorio di tufo e il monumento principale, un anfiteatro romano risalente al I secolo avanti Cristo, è scavato completamente nel tufo.


Caratteristica è anche la chiesa della Madonna del Parto, anch'essa scavata completamente nel tufo, tanto che si trova all'interno di una parete di roccia di una collinetta. Risalente al XIII secolo, è stata probabilmente costruita su un tempio romano riadattato al culto cristiano. Purtroppo, quando sono passato io era chiusa e non sono riuscito a visitarla all'interno.


Scavate nel tufo sono anche le 64 tombe romane che formano quello che resta della necropoli dell'antica città di Sutri e che sono visibili lungo la via Cassia, anche se non in ottime condizioni, visto che sono state saccheggiate e utilizzate nei modi più svariati nel corso dei secoli. L'insieme di questi monumenti sono racchiusi nel Parco urbano dell'antichissima città di Sutri e si trovano a pochi passi dal centro del paese dall'altra parte della Cassia.
Ma vale la pena anche fare quattro passi, in salita visto che si trova su un promontorio di tufo, per il paesino vero e proprio che è molto piacevole e pittoresco, come si dice in questi casi.


Vai qui per gli altri post di viaggio: stb-09.blogspot.com/p/steal-this-trip.html

17 novembre 2013

Giorno postumo

Torna dopo tempo immemore uno dei post di servizio. Per ricordare, questi post hanno lo scopo di venire incontro al naufrago digitale che viene spinto sulle sponde di questo blog dai flutti di una domanda esistenziale. Quella ti oggi è la seguente:


Caro naufrago, postumo è un termine che si attribuisce ad un'opera uscita dopo la morte di colui che l'ha realizzata. Quindi posso dire con assoluta certezza che un giorno postumo è il giorno dopo quello in cui ti sei accorto che dio (o qualsiasi altra entità divina equivalente creatrice del giorno e della notte) è morto e malgrado questo il sole è sorto lo stesso. Amen.

2 novembre 2013

Capital Radio One

Torna la rubrica che prende spunto dai testi di alcune canzoni rock per andare a vedere che storie raccontano e cosa c'è dietro. Questa volta tocca ai Clash e alla loro Capital Radio, uscita nel 1977 nell'EP omonimo e l'anno successivo nella versione aggiornata Capital Radio Two nell'EP Cost of Living. Come già era successo nel caso degli ZZ Top con Heard it on the X, si parla di radio (evidentemente un argomento che mi sta a cuore inconsciamente), ma in modo radicalmente opposto. Se per gli ZZ Top era un tributo alle stazioni radio che trasmettevano oltre il confine messicano, quello dei Clash è un attacco in piena regola a quella che allora era l'unica radio commerciale legale a Londra.
Fino all'inizio degli anni '70, la BBC aveva il monopolio sulle trasmissioni radio in tutto il Regno Unito. Per un periodo, negli anni '60, grande successo ebbero le stazioni radio pirata che trasmettevano al largo delle coste inglesi. Chi ha visto il film The Boad that Rocked (guardatelo se non l'avete fatto) conosce la storia. Per farla breve, il governo di sua maestà nel 1967 mise fuorilegge queste radio con il Marine Broadcasting Offences Act.
A long time ago there were pirates
Beaming waves from the sea
But now all the stations are silenced
'Cause they ain't got a government license
Nel '72, attraverso la Independent Broadcasting Authority il governo iniziò a mettere a disposizione contratti di licenza per la trasmissione radio commerciale su scala locale. Per Londra erano previste due licenze, una di notize e l'altra di intrattenimento. Quest'ultima se la aggiudicò Capital Radio che iniziò le trasmissioni il 16 Ottobre del 1973. La radio aveva il suo quartier generale nella Euston Tower una torre alta 124 metri in piena Londra.
There's a tower in the heart of London
With a radio station right at the top
They don't make the city beat
They're making all the action stop
Visti i toni della canzone, è evidente che i Clash non erano molto d'accordo con la linea editoriale di Aiden Day, il direttore musicale della radio. In un'intervista Strummer disse: "è ripugnante quello che hanno fatto rispetto a quello che avrebbero potuto fare". Capital Radio, infatti, si limitava a trasmettere le hit mainstream e il punk era quasi completamente ignorato. "Capital Radio ha voltato le spalle all'intera gioventù della città" era l'opinione di Strummer.
If you want to hear a record
Get the word from Aiden Day
He picks all the hits to play
To keep you in your place all day

30 ottobre 2013

Neuromante

Ieri ho finito di leggere Neuromante e malgrado sia piuttosto lontano dall'essere fra i libri migliori che ho letto (anche solo fra quelli di quest'anno) sento l'irrefrenabile desiderio di esprimere, anche qui, la mia opinione al riguardo.
Per chi non lo sapesse, Neuromante è il primo romanzo dello scrittore americano William Gibson nonché la pietra miliare del genere cyberpunk. Molto in breve, la storia del libro tratta di Case, un hacker in rovina e sull'orlo dell'autodistruzione, che viene reclutato per compiere un colpo imponente per conto di qualcuno di misteriosoin un gruppo composto da una killer implacabile, un colonnello di ghiaccio e da un tizio capace di materializzare tramite ologrammi i suoi pensieri.
La prima ed inevitabile considerazione che bisogna fare su questo libro riguarda il lessico. Leggere Neuromante equivale a leggere un libro in una lingua straniera che conoscete abbastanza bene per capire il senso di quello che leggete, ma non sufficientemente bene per cogliere il significato di tutte le parole che leggete e delle loro sfumature. Ho avuto la stessa impressione di leggera confusione che mi genera leggere un libro scritto in francese, per esempio. L'insieme di termini futuristici o futuribili che Gibson ha utilizzato e si è inventato per scrivere questo romanzo rende la lettura poco scorrevole tanto che a volte ho avuto difficoltà a capire esattamente cosa stesse accadendo.
E qui si arriva all'altro punto debole del libro. Qual è la trama? Oltre le poche righe di premessa che ho scritto qui sopra, non si capisce dove il libro vada a parare. Tanto rumore per nulla, mi viene da dire, una volta portata a termine la lettura.
Voglio mettere in chiaro che il libro offre diversi spunti interessanti (per esempio la visione che propone delle multinazionali). In più, non va sottovalutato l'indubbio debito di riconoscenza che una grossa parte di fantascienza gli deve (è indubbiamente il babbo di Matrix, Strange Days e di un sacco di altra roba). Per non parlare della visione di un mondo (il cyberspace) che trenta anni fa era ancora lontanissimo dal realizzarsi (la pervasività di internet). Ma questi spunti, questo sfondo, restano orfani dell'assenza di trama e vengono offuscati dalla osticità dello stile.
In conclusione, un libro visionario e dagli indubbi meriti, ma molto lontano da essere un capolavoro, anche confinandolo nel proprio genere. Questo non vuol dire che non valga la pena di leggerlo, ma essendo consapevoli che possa risultare indigeribile.

29 ottobre 2013

Risvegli

Buio.
Lieve sensazione di freddo sulla parte sinistra del corpo.
Stavo dormendo?
Su qualcosa di non particolarmente morbido.
Apro gli occhi a metà.
Sono sdraiato su qualcosa di color ocra.
Dove diavolo sono?
Mattonelle.
Perchè diavolo stavo dormendo per terra?
Mi guardo intorno.
Sono sul pavimento del bagno.
Mi alzo confuso.
Come diavolo sono finito qui?
Cos'è l'ultima cosa che mi ricordo?
Mi ero sdraiato sul divano perchè mi sentivo poco bene. Dopo un po' mi ero alzato per andare in bagno. Poi mi ricordo le gambe che cedono e gli occhi che si chiudono.
Buio.



27 ottobre 2013

Walk on the other side

22 ottobre 2013

Jardin Albert Kahn

I giardini Albert Kahn (ingresso a pagamento (4€ museo compreso) da martedì a domenica) sono un gioiellino ben nascosto e tranquillo nella caotica giungla delle attrazioni turistiche parigine. Malgrado si trovi piuttosto vicino a casa mia (i giardini si trovano a Boulogne Billancourt, stazione metro Boulogne - Pont de Saint-Cloud), l'ho visitato per la prima volta solamente poche settimane fa e ne sono rimasto entusiasta.
Albert Kahn (1860-1940) è stato un banchiere e mecenate che aveva come ideale quello della pace universale. Ben lontano da essere riuscito a realizzare questo ideale, visto le due guerre mondiali che si sono succedute di lì a poco, è però riuscito a concepire, tra il 1895 e il 1910, un giardino dove nello spazio quattro ettari si può attraversare mezzo mondo. I giardini sono infatti composti da un villaggio e un giardino giapponese, un giardino alla francese, un giardino inglese, una foresta dei Vosgi e una foresta blu con cedri dell'Atlante e abeti del Colorado (che in francese si chiamano abeti blu).
Oltre alla collezione permanente del museo, che continene principalmente la collezione di autochrome (il prototipo di fotografie a colori dell'inizio del xx secolo) appartenute al banchiere, vengono ospitate negli spazi del giardino numerose esposizioni temporanee. In questi giorni era presente un festival di fotografia contemporanea e allineate lungo alcuni sentieri del giardino erano esposte delle opere della fotografa Tiina Iktonen con soggetti relativi alla Groenlandia.


Qui l'elenco degli altri post di stealthistrip: http://stb-09.blogspot.com/p/steal-this-trip.html

20 ottobre 2013

Deep Purple @ Zenith, Paris



Ps. Era destino che fosse la giornata del viola intenso

17 ottobre 2013

Prelibatezze parigine

Su una bancarella fuori da un bar in piena Île de la Cité:


16 ottobre 2013

Napoleone Bonaparte

Qualche mese fa ho scritto una cosetta per una sfida che poi non ha mai avuto luogo (ma questa è un'altra storia). Scrivere un raccontino includendoci dentro i primi cinque articoli tirati a sorte da Wikipedia. Vista la scarsa ispirazione per nuovi post l'ho ripreso da sotto la polvere del mio desktop.
Questi sono gli articoli che sono stati sorteggiati:

http://it.wikipedia.org/wiki/Brachystegia_angustistipulata
http://it.wikipedia.org/wiki/Filippo_Faina
http://it.wikipedia.org/wiki/Peschadoires
http://it.wikipedia.org/wiki/Albatros_B.II
http://it.wikipedia.org/wiki/Daxam

Non un sorteggio particolarmente fortunato. Ecco qui di seguito il racconto che ho scritto:


Due uomini sedevano su seggiole scomode in una stanza asettica illuminata da una luce fredda. Un terzo uomo sedeva comodamente dietro una scrivania. Ad un cenno di quest'ultimo, uno degli altri due cominciò a parlare, agitando le braccia e le mani, ma rimanendo quasi immobile con tutto il resto del corpo.
- Signor Commissario, la ringrazio per avermi concesso udienza. Mi lasci raccontare come sono andate le cose. Mi trovavo a Peschadoires, un paesino di quattro anime nella regione dell'Auvergne, per motivi di lavoro. Lei si chiederà che lavoro faccia, ma questo non è importante ai fini della storia. Si fidi di me. Il punto della storia è che il primo giorno, uscito di casa di prima mattina, un cinese con gli occhiali ed un maglioncino grigio per poco non mi finì addosso mentre usciva di corsa dalla boulangerie. Nulla di strano dirà lei. Forse è vero. Ma anche il giorno seguente successe la stessa identica scena con lo stesso identico cinese. E così il terzo ed il quarto giorno. Il giorno successivo no. E allora mi fermai davanti alla boulangerie. Mi guardai intorno e non lo vidi. Quando stavo per riprendere il cammino, il cinese con gli occhiali mi spuntò alle spalle e mi mise un fazzoletto sulla bocca. Persi i sensi.
Quando li ripresi mi accorsi di essere in una serra enorme, alta qualche metro. C'era un uomo. Esattamente il signore che si trova accanto a me in questo momento. Si presentò a me come Pippo Faina, romano e allenatore di basket. Non mi ci volle molto a capire come quella fosse soltanto una copertura. Gli allenatori di basket romani hanno tutt'altra faccia e corporatura. Subito si mise a parlare della coltivazione in serra della Brachystegia angustistipulata, una pianta della famiglia delle leguminose endemica dell'Africa centrale. Quando, da un'apertura nella serra, vidi, parcheggiato su un terreno incolto adiacente, il biplano da ricognizione tedesco Albatros B-II, mi bastò fare due più due per capire cosa stava succedendo.
Il cinese con gli occhiali non era un cinese con il maglioncino grigio, ma un alieno del pianeta Daxam. Come lei saprà benissimo, signor Commissario, i daxamiti sono degli alieni xenofobi con dei poteri simili a Superman. Sono qui per colonizzare il nostro mondo. Disperdono nell'ambiente i semi di Brachystegia angustistipulata macinati in polvere finissima. Sorvolano città e campagne con il biplano tedesco e rovesciano su di noi queste polveri. Infettano l'aria e l'acqua e ci rendono proni al collaborazionismo. Come è successo a questo tizio accando a me. Sporco collaborazionista.
Signor commissario, deve assolutamente chiamare i servizi segreti. Che dico? L'esercito. Ne va del pianeta intero.
Finito il racconto, l'uomo dietro la scrivania si alzò. Portava un camice bianco.
- Bene. Ho preso nota di tutto. E lei, Signor Faina, cos'ha da dire al riguardo?
Il secondo uomo, che era restato in silenzio fino ad allora, si alzò in piedi tenendo la mano destra all'interno della giacca all'altezza della pancia.
- Ma quale Faina e Faina, io sono Napoleone Bonaparte.
L'uomo con il camice annuì severamente. Poi prese in mano l'interfono e dopo aver atteso la risposta dall'altro capo del filo disse
- Infermiera? Sì, potete riportare i pazienti nella loro stanza dopo avergli somministrato la dose giornaliera di Olanzapina.

10 ottobre 2013

Il piano B dell'omino che traduce i titoli dei film in italiano

Certo, il film è probabilmente una schifezza apocalittica e quindi il titolo italiano non rovina niente, anzi anticipa la mediocrità del film. Ma riuscire a trasformare Back-Up Plan (Il piano B o Il piano di riserva) in Piacere, sono un po' incinta ha davvero qualcosa di miracoloso. Chissà poi cosa volesse intendere con quel un po'. Qualcuno mi spieghi come si fa ad essere un po' incinte e un po' no. Funziona come con le targhe alterne? Presto, lezioni di anatomia per l'omino.



2 ottobre 2013

Una giornata di ordinaria follia

Si potrebbe andare tutti quanti a palazzo Madama.
Vengo anch'io? No tu no.
Per vedere se il PdL vota la fiducia davvero.
E scoprire che cambiano idea ogni mezzora.
E vedere di nascosco l'effetto che fa.

30 settembre 2013

Questa casa non è uno zoo

Chi legge questo blog da almeno un anno ha un'idea delle tribolazioni che ho affrontato (e che affronta qualsiasi essere umano in questa città) per trovare un tetto sotto cui vivere a Parigi. Alla fine ho trovato la casetta qui sotto:


Pur essendo soddisfatto di quello che mi è capitato (non posso neanche definirla scelta, visto che l'alternativa era un ponte o una stazione della metro), la casetta ha due principali difetti. Il primo difetto è l'isolamento termico. O la sua totale assenza. Per cui dentro casa fa più o meno la stessa temperatura di fuori, a meno di non accendere il riscaldamento (o di un improvvisato ventilatore). L'altro problema, probabilmente favorito dal giardinetto che divido con la casa della proprietaria, è l'irrefrenabile attrazione che spinge tutti gli animali di ogni razza, specie, forma, dimensione, colore e credo religioso ad entrarci dentro.
Lo scorso autunno c'era un passerotto che tutte le mattine si andava a scatafasciarsi di becco contro la porta-finestra nel tentativo di entrare. La padrona di casa ha una gatta, Kitty, che fa gli appostamenti e gli assalti per entrare non appena lasci uno spiraglio di porta o finestra aperti. Uno sterminato esercito di lumache lascia la propria scia nel mini-ingresso entrando di notte da non si sa bene ancora quale pertugio e uscendoci nuovamente prima che faccia giorno. Poi un florilegio di insetti volanti fra cui farfalle, zanzare giganti, affarini verdolini non meglio identificati, eccetera. Ultimamente c'è stato un preoccupante aumento nella presenza e nella dimensione dei ragni, culminato con un mega ragno nero e peloso che ieri sera ho dovuto uccidere sette volte prima che morisse definitivamente.

17 settembre 2013

Il cimitero degli animali a Parigi

Proprio come da titolo. A Parigi, tra tutte le altre cose, c'è anche un cimitero degli animali. Non so se sia una cosa unica al mondo, ma se non lo è poco ci manca. Fuori dalle classiche rotte turistiche, il cimitero si trova fuori da Parigi propriamente detta (comunque a portata di metropolitana, la M13) e in particolare ad Asnières proprio in riva alla Senna.
Fondato nel 1899 dalla giornalista Marguerite Durand, ospita soprattutto cani e gatti ma non mancano uccelli, cavalli, un leone e via dicendo. In alcuni casi sono stati costruiti dei veri e propri monumenti funebri e non mancano gli ospiti famosi, come il cane-attore Rin Tin Tin.
L'ambiente è quasi idilliaco, visto che si trova in un bel parco alberato sulla Senna (anche se i quartieri circostanti sono al limite della banlieu malfamata), ma l'atmosfera è tra il surreale ed il grottesco. Contribuiscono alcune sculture non particolarmente riuscite come quella  del cagnetto sotto anfetamine nella foto in basso a sinistra o iscrizioni drammatiche come quella della foto in alto a sinistra. Comunque un luogo da visitare se uno ha un po' più di giorni a disposizione (o se a Parigi ci vive).






A questo link le altre pagine della rubrica stealthistrip: stb-09.blogspot.com/p/steal-this-trip.html

14 settembre 2013

11 settembre 2013

Di travi e pagliuzze

Anche se, in questo caso, sia la pagliuzza che la trave sono negli occhi della stessa persona. Ovviamente (?) sto parlando di Silvio e dei suoi problemucci giudiziari. Sta succedendo un gran casino per via di questa vicenda "controversa" di evasione fiscale per cui è stato condannato in via definitiva dopo tre gradi di giudizio.
Ebbene, questa vicenda a cui tutti stanno guardando è una pagliuzza rispetto alla trave del caso De Gregorio. Nessuno ne parla, a quanto pare, ma il simpatico senatore De Gregorio ha ammesso di aver ricevuto tre milioni di euro (in parte come finanziamento alla sua fondazione (!) e in parte in nero) come "ricompensa" per il suo passaggio al centrodestra nel 2008 contribuendo alla caduta del governo Prodi. 
La classica frase a questo punto è: in un qualsiasi paese normale...

9 settembre 2013

La storia più famosa del rock ovvero il Casinò di Montreux

Il 4 dicembre 1971 i Deep Purple erano a Montreux, sul lago di Ginevra. Il giorno seguente avrebbero dovuto iniziare le registrazioni di un disco (quello che poi sarebbe diventato Machine Head) utilizzando il Rolling Stone Mobile Studio nel complesso del Casinò di Montreux.
We all came out to Montreux,
On the Lake Geneva shoreline,
To make records with a mobile.
Quella sera Frank Zappa con i Mothers of Invention suonavano al Casinò, che ormai da qualche anno era uno delle principali venue europee per la musica dal vivo ed ospitava anche il famigerato Montreux Jazz Festival.
Frank Zappa and the Mothers,
Were at the best place around.
All'improvviso, durante un solo di uno dei musicisti di Zappa, uno spettatore sparò con una pistola di segnalazione verso il soffitto del locale. Il locale prese fuoco.
But some stupid with a flare gun,
Burned the place to the ground.
L'intero Casinò fu distrutto dalle fiamme dell'incendio. E con lui anche gli strumenti dei musicisti.
They burned down the gambling house,
It died with an awful sound.
Claude Nobbs, fondatore e direttore del Festival, aiutò numerosi ragazzi che si erano riparati all'interno del Casinò tentando di ripararsi dalle fiamme e li portò fuori.
Funky Claude was running in and out,
Pulling kids out the ground.
I Deep Purple, quindi, rimasero senza un luogo dove poter registrare il loro album, con il tempo a loro disposizione che stava terminando.
When it all was over,
We had to find another place.
But Swiss time was running out,
It seemed that we would lose the race.
Alla fine, i Deep Purple si stabilirono nel semivuoto Grand Hotel di Montreux e lì registrarono il loro disco.
We ended up at the Grand Hotel,
It was empty cold and bare.
But with the Rolling truck Stones thing just outside,
Making our music there.
Non c'è bisogno che dica di che canzone sto parlando. C'è solo da dire che il titolo e il ritornello sono accreditati a Glover e si riferiscono alla visione avuta dalla band dal loro hotel dell'incendio e del fumo che si propagava sul lago di Ginevra su cui il Casinò si affacciava.
Smoke on the water and fire in the sky

Devo aggiungere che, l'estate scorsa, durante il mio viaggio in macchina lungo la Francigena passavo dalle parti di Montreux e non ho potuto evitare di fermarmi per portare tributo ad uno dei luoghi che ha fatto la storia del rock. Beh, alla sua versione ricostruita.


A parte per questo motivo e per la statua di Freddy Mercury, Montreux si limita ad essere un posto di villeggiatura sul lago per gente a cui i soldi escono dagli orecchi.


Per gli altri post di stealthistrip: stb-09.blogspot.com/p/steal-this-trip.html
E per i pochi sui significati dei testi rock: stb-09.blogspot.fr/rock song facts

7 settembre 2013

Café de l'Enfer

Oggi, al 53 di Boulevard de Clichy a Pigalle, c'è un anonimo supermercato Monoprix come ce ne sono tanti a Parigi. Ma tra la fine del diciannovesimo e l'inizio del ventesimo c'era un luogo ben diverso e molto più caratteristico: il Café-Cabaret de l'Enfer.


Come è evidente dalle immagini, il luogo era sicuramente a tema con il nome. Testimonianze riportano che gli avventori venissero accolti da camerieri vestiti da diavoli che esclamavano: "Entrate e siate dannati."
 

Ulteriori informazioni sul luogo, per esempio quando e come mai è stato chiuso/abbattuto/distrutto, non è dato saperle. Quello che si può notare dalle fotografie è che proprio accanto c'era un altro locale decisamente antitetico, almeno quanto a nome.


4 settembre 2013

Apologia dell'IMU

Non mi ricordo dove ho letto o chi ha detto che il PD è riuscito nell'impresa di far avverare almeno una volta una promessa elettorale di Silvio. I più puntigliosi diranno che l'IMU non è stata abolita completamente, ma certo è stata notevolmente depotenziata. I più puntigliosi e più berlusconiani (ce ne sono all'ascolto?) diranno che non è la prima promessa mantenuta (in effetti c'è l'abolizione dell'ICI post elezioni 2008). Ma la sostanza resta quella.
Se non bastasse, io penso convintamente che una tassa sulla casa sia uno strumento fiscale necessario. Soprattutto in un paese come l'Italia dove molte ricchezze finanziarie sono nascoste o eluse e l'evasione fiscale è, per chi ha la possibilità di farla, quasi una norma. Nascondere una casa è più difficile. E quindi la tassa sulla casa di proprietà rappresenta quella patrimoniale tanto agognata da alcuni partiti di sinistra per fare in modo che tutti contribuiscano alle spese dello stato.
E non si tratta di una misura da vampiro dello stato italiano. Esiste praticamente ovunque. In Francia ce ne sono addirittura di due tipi. La taxe foncière (traducibile più o meno con tassa sulla proprietà o letteralmente tassa fondiaria) che è a carico, per l'appunto, del proprietario e la taxe d'habitation che è a carico di chi occupa l'abitazione, che sia il proprietario, colui che l'ha in affitto o che la occupa a titolo gratuito (e che quindi dovrò pagare anch'io quest'anno). In Spagna c'è l'Impuesto sobre Bienes Inmuebles che è a carico del proprietario. Anche in Germania c'è una tassa sugli immobili che si chiama Grundsteuer, anche in questo caso è a carico del proprietario, ma varia sensibilmente da regione a regione. Perfino la tanto decantata patria del governo che non mette le mani in tasca ai cittadini, gli USA, ha una tassa sulla casa che si basa sul valore catastale dell'immobile. In Gran Bretagna c'è una tassa, la council tax, simile alla taxe d'habitation francese che è richiesta a chiunque risieda in una casa, indipendentemente dal fatto che sia proprietario o meno.
Non condivido neanche l'obiezione di chi dice: "io ho una casa molto grande ricevuta in eredità, ma sono precario/disoccupato e non mi posso permettere di pagare l'IMU". Se la casa è un diritto, non lo è averne una grande che non ti puoi permettere. Vendila e compratene una alla tua portata.

27 agosto 2013

Nuove raccapriccianti figure professionali

Vengo a conoscenza dell'esistenza e della proliferazione di una nuova figura professionale che unisce in unica persona quello che più aborro. Una specie di chimera del raccapriccio con il corpo ingiacchettato e incravattato, la tesa da uccello di twitter e il pollice sempre alzato.
Copioincollo da altainformazioneinrete.it :
Il Social Media Manager è una figura professionale emergente e relativamente giovane, ma ha già un ruolo da protagonista nello sviluppo della comunicazione digitale professionale. Il suo lavoro consiste nella gestione della presenza online di un’azienda sui Social Network. Il corso ha l’obiettivo di fornire ai partecipanti gli strumenti per svolgere una professione punto d’incontro tra il marketing e le nuove tecnologie informatiche. Il SMM sviluppa una grande sensibilità che gli consente di percepire i cambiamenti in atto nella comunicazione; influenza il modo di pensare e fare conoscenza. Si aggiorna continuamente sugli ultimi trend, alla ricerca dell’interazione e di una conversazione aperta ed empatica con i follower/fan di un determinato prodotto, cercando di evitare una promozione troppo esplicita del brand, tipica di strategie di marketing ormai obsolete. Il SMM cavalca l’era digitale; è portatore di nuovi valori nella comunicazione e nel marketing.
A parte che definire "tecnologie informatiche" i social network grida vendetta. Sarebbe come definire i giornali una tecnologia, con buona pace di Gutenberg e della stampa. Ma anche volendo dare per buona la definizione, non è che se usi un mezzo hai a che fare con la tecnologia che c'è dietro. Se faccio il tassinaro non sono un punto d'incontro tra i trasporti e le tecnologie automobilistiche. Questo modo di definire la professione, ai miei occhi, non fa che amplificare il vuoto da cui è costituita.
Rabbrividisco al fatto che questa figura abbia come obiettivo di influenzare il modo di pensare della gente. Ancora di più se penso che probabilmente la gente si fa effettivamente influenzare da una eventuale strategia del genere. E ho paura che i "valori" di cui sono portatori non si limitano a portarli, ma te li attaccano anche. Sono infettivi.
Ovviamente cavalcano l'era digitale senza sapere come mai sia l'era digitale e cosa voglia dire digitale. Non posso che sperare che vengano disarcionati.

22 agosto 2013

Comici o guerrieri

Ma nel libro di Benni "Comici Spaventati Guerrieri" sono i comici ad essere spaventati e guerrieri o i guerrieri ad essere comici e spaventati? Io non l'ho letto ma, non so come mai, fino ad oggi non avevo preso in considerazione la seconda ipotesi e avevo sempre pensato a dei comici che erano guerrieri spaventati. Ma ora, resomi conto del fatto che esita anche l'altra possibilità, questa nuova mi sembra molto più logica.
Tutto questo sfiora le vette dell'annosa vicenda di Hornby e della sua finta moglie: stb-09.blogspot.com/hornby.html

19 agosto 2013

Bretagna terra di storia, vento e mare. Racconto per foto. Parte 3 - Côte-d'Armor

Costa di granito rosa - Il faro di Ploumanac’h
In battello alle Sept-Îles - Île Rouzic: l'isola delle sule
Cap Fréhel - Un classico delle coste bretoni
Dinan - Il porto fluviale visto dal viadotto
Dalla cinta muraria di St. Malo - A cannonate vorresti prendere la miriade di turisti

18 agosto 2013

Bretagna terra di storia, vento e mare. Racconto per foto. Parte 2 - Finistère

I canali di Pont Aven - Paese di biscotti amato dai pittori (non per via dei biscotti)
Pointe du Raz - La fine occidentale della Francia
A Locronan - Fuori dal tempo con troppo turismo
Carantec - Vista sul Château du Taureau et l'île Louët
Cibi bretoni - Crostacei e frutti di mare