30 novembre 2012

Salutiamo gli amici del Mossad all'ascolto


Stamattina, dopo aver visitato il blog di un'amica che aveva fatto un post sulla Palestina, le statistiche di blogger mi hanno fatto notare che nel giro di un minuto qualcuno da Israele ha visitato cinquanta pagine di questo blog. Se questo si rivelasse il mio ultimo post, ne saprete il motivo.

29 novembre 2012

Métro 6

Tutti i giorni per andare a lavoro prendo prima la linea 12 e poi la 6. La Métro 6 è la più affascinante di Parigi. Per metà del suo tragitto è soprelevata e in ben due punti attraversa un ponte sulla Senna. Ad Est all'altezza di Bercy e a Ovest sul ponte di Bir-Harkeim, in corrispondenza della Tour Eiffel. Insomma offre dei panorami niente male su Parigi in alcuni dei suoi spezzoni.
La stazione vicino a dove lavoro è Corvisart. Una di quelle soprelevate. Dopo due mesi, quando vado a prendere la metro, mi stupisco ancora quando svolto l'incrocio e nel buio della sera mi vedo passare davanti a mezz'aria i vagoni illuminati.

27 novembre 2012

Spesse volte

Orrore e raccapriccio per questa espressione.
Mi direte: "ma è corretta!"
Lo so. Ma mi si accappona la pelle lo stesso quando la sento.
Mi viene voglia di sperare che l'Accademia della Crusca abbia un esercito armato di libri che viene utilizzato per colpire in testa chi la usa.


Aggiornamento del 28/11 ore 14.30:

Nêz, sul suo blog, se la prende assolutamente con l'espressione assolutamente http://drapeaudelimagination.blogspot.fr


Se qualcun'altro se la vuole prendere con qualche altra espressione sul proprio blog, poi fatemelo sapere che continuo ad aggiornare il post.

26 novembre 2012

Hopper @ Grand Palais, Paris

Questa volta non si tratta di un gruppo rock, ma di un pittore. Sabato pomeriggio sono stato a vedere la mostra di Edward Hopper al Grand Palais.
Al terzo tentativo. Le prime due volte, nelle scorse settimane, sceso alla stazione della metro Concorde, c'era sempre stato qualcosa che mi aveva distratto facendomi abbandonare l'intenzione di chiudermi dentro una mostra. Questo qualcosa possiamo tranquillamente chiamarlo Parigi.
C'è da dire che vivere a Parigi ha i suoi lati positivi, che di occasioni di questo tipo nel paesello sperduto in Belgio dove stavo prima non ce n'erano molte.
Stavolta ero partito con la decisione di non abbandonare il mio proposito, tanto che avevo scaricato sul mio preistorico lettore mp3 (ma che fa tutto quello che deve fare un lettore mp3, cioè leggere gli mp3) l'audioguida. E invece che a Concorde sono sceso alla fermata del Grand Palais anche a costo di fare un superfluo cambio di linea. Almeno ho evitato ulteriori distrazioni.
In questo post non voglio entrare nei dettagli della mostra, ché mi mancano anche le competenze in materia per commentare.
Aggiungo solo che mi è piaciuta. E alcune cose successe prima di entrare:
  • per entrare c'erano almeno quattro file diverse,
  • la mia era di quelli senza biglietto,
  • le altre non so,
  • malgrado non ci fossero molte persone davanti a me, un cartello indicava che il punto dov'ero corrispondeva più o meno ad un'ora di fila,
  • forse perchè la coda era assolutamente immobile,
  • forse perchè dopo un po' mi sono accorto che facevano entrare una dozzina di persone per volta ogni quarto d'ora o giù di lì,
  • il tizio francese in fila dietro a me leggeva Le Monde e c'era un articolo sulle primarie del PD con annessa foto di Renzi,
  • il tizio francese in fila dietro a me, una volta arrivati vicini al traguardo mi dice: "al prossimo turno tocca a noi",
  • indovinate chi è stato il primo a non entrare nel gruppo successivo?
  • no, non il tizio francese in fila dietro di me.

20 novembre 2012

Ancora sugli alloggi a Parigi

Stamattina in metropolitana leggevo Metro (per l'appunto) e mi sono imbattuto su un sondaggio tra i giovani abitanti a parigi sull'alloggio.


Riassumendo per i non francofoni:
  • il 42% non è soddisfatto del proprio alloggio a casa di:
    • affitto troppo alto per il 55%,
    • dimensioni dell'appartamento 45%,
    • condizioni dell'appartamento (umidità e isolazione termica) 44%.
  • il 50% vive in meno di 30m2,
  • il 3% (ma secondo me anche di più) vive in meno di 9m2, malgrado ci sia una legge che la impone come superficie minima da poter affittare come alloggio.
Per chi non lo ricordasse, o fosse arrivato su questo blog da poco, ecco una parte delle mie avventure alla ricerca di un appartamento a Parigi: http://stb-09.blogspot.fr/2012/09/cercare...

19 novembre 2012

La Défense

La Défense è il quartiere degli affari di Parigi. Una piccola e povera Manhattan per dirla à la Marchionne. Il nome è dovuto ad una statua dedicata a La Défense de Paris risalente al 1883 (quello di più antico che c'è nel quartiere) e commemorante la difesa di Parigi (per l'appunto) durante la guerra Franco-Prussiana.


La Defense si trova al termine di quello che è chiamato Axe Historique, cioè quella linea ideale che connette il Louvre, le Tuileries, gli Champs Elysées, l'Arco di Trionfo e il Grande Arche.


La Grande Arche de la Défense è il monumento principale del quartiere e fu costruito nel 1989 nel duecentenario della rivoluzione. Fa da contraltare al dirimpettaio Arco di Trionfo. Quest'ultimo è dedicato alle vittorie militari della Francia, mentre il nuovo agli ideali umanitari.


Dal cubone vuoto del nuovo arco fino al Pont de Neuilly sulla Senna si estende l'Esplanade du General de Gaulle ampia area pedonale costeggiata da numerosi grattacieli. Quelli più alti sono comunque un centinaio di metri più bassi della Torre Eiffel.

17 novembre 2012

14 novembre 2012

Divergenze tra la lingua francese e me

La lingua francese: se la conosci la eviti, se non la conosci ti uccide. Con gli accenti.
Per prima cosa, la lingua francese possede dei suoni che io non sono in grado di riprodurre. E avere dei suoni che uno non è in grado di riprodurre non è molto amichevole da parte di una lingua. Non invoglia ad essere parlata.
Non che il francese scritto mi stia particolarmente simpatico. Diciamo che si fa leggere. Ma scriverlo è molto meno piacevole. Con quell'inutile ostentazione di accenti gravi, acuti, circonflessi e di circostanza. Io faccio il possibile per dimenticarli per strada.
Sorvoliamo, ma non troppo, sull'assurdo sciovinismo linguistico che li porta a sviluppare vistose bolle sulla pelle nel caso siano costretti ad inserire una parola straniera in un discorso in lingua francese. Tanto che s'industriano a trovare ridicoli equivalenti francesi di ogni parola. E se non ci riescono, la pronunciano alla francese storpiandola irrimediabilmente e compromettendone la comprensione.
Caso limite aberrante: i nomi. Sentono il dovere irrefrenabile ed irrinunciabile di pronunciarli alla francese. Indipendentemente dal fatto che sappiano la pronuncia originale o meno. Lo stessa persona è in grado di chiamarmi Francesco se parla con me in inglese e Francescò se parla con me in francese. Per non parlare dei nomi inglesi. L'altro giorno sulla Metro 1 quando la voce automatica ha annunciato la fermata Franklén Rusvél stavo per cadere per terra. Qualche giorno fa, in una riunione col mio capo, c'ho messo diverso tempo a capire che quello che lui chiamava Relé era Rayleigh. Va detto che tutto questo non è colpa dei francesi, poveretti, ma della lingua stessa che li spinge irrevocabilmente verso questi deturpamenti.
Ciliegina sulla torta: i numeri. Settanta, ottanta, novanta. O meglio, sessanta dieci, quattro venti e quattro venti dieci. Non é normale. Per dire novantasette devono snocciolare quattro numeri. Quattro venti dieci sette. Tombola!
La cosa bella è che i francesi prendono in giro i belgi francofoni perchè dicono septante e nonante. Senza rendersi conto che quelli assurdi sono loro. C'è un motivo se contiamo in base dieci. E allora perchè non dicono trois-deux cents per dire seicento, per esempio?

10 novembre 2012

Movimento cinque palle


Ho sentito di questa nuova squadra di calcio. É venuta alla ribalta delle cronache recentemente come risposta agli ultimi scandali di calciopoli, delle scommesse eccetera. In realtà non si dovrebbe chiamarla squadra. Movimento di calciatori. O libera associazione di calciatori. A voler essere precisi, non è neanche opportuno chiamarli calciatori. Più correttamente andrebbero definiti portatori di palla per conto degli spettatori. O attivisti del pallone.
Sia i portatori di palla che i supporters affermano che il team manager svolga solamente la funzione di megafono per il movimento nella Lega Calcio e nei confronti del pubblico calcistico in generale.
La formazione viene fatta attraverso un sondaggio su internet. E gli iscritti al fan club del movimento decidono lo stipendio dei portatori di palla. 
A questi attivisti del pallone è assolutamente proibito partecipare a trasmissioni sportive e rilasciare interviste per decisione insindacabile del team manager, pardon del megafono. Questo sostiene anche che le squadre italiane non dovrebbero giocare le coppe europeee e che i porta pallone non possono rimanere nella squadra, pardon nel movimento, per più di due stagioni.
La gente che tifa per questo movimento è cresciuta esponenzialmente negli ultimi mesi. A me, però, sembra una gran cazzata.

9 novembre 2012

Maisonnette parisienne


7 novembre 2012

Le petit homme qui traduit les titres en français

Il nemico non fa danni irreparabili solo in Italia. Tanto per dire: CSI in Francia si chiama Les Experts.


Non penso ci sia altro da aggiungere.

2 novembre 2012

Civita di Bagnoregio

Questo borgo, situato nell'Alto Lazio, ha una particolarità che lo rende molto probabilmente un esemplare unico al mondo. Per via dell'erosione del territorio circostante si trova ad essere posizionato su un promontorio completamente isolato. L'unico legame con la "terra ferma" è uno stretto e lungo ponte costruito negli anni '60. Malgrado questo cordone ombelicare, il soprannome del borgo è: "la città che muore". In effetti il conto degli abitanti si fermerebbe a 8, a quanto pare. Ma da un punto di vista turistico Civita è tutt'altro che morta. Io ci sono stato quest'estate, nei primi giorni del mio viaggio da Roma a Canterbury.


La valle che circonda Civita, erosa dalle acque e dalle intemperie, ha un aspetto quasi lunare.  Ma il borgo ha tutte le caratteristiche tipiche di quelli del centro Italia tra Umbria, Toscana e Lazio: le casette in pietra, gli stretti viottoli e molta tranquillità. Le torme di turisti non mancano, soprattutto in piena estate quando ci sono stato io, ma almeno non c'è l'ombra di automobili. Quelle vanno lasciate all'altro capo del ponte visto che, anche volendo, non ci passerebbero.


Le origini del borgo risalgono all'epoca etrusca mentre lo spopolamento risale ai secoli diciassettesimo e diciottesimo quando alcuni terremoti conclusero l'opera portata avanti dall'erosione. L'arrivo dei turisti non so a quando risale, ma contemporaneamente sono fioriti bar, ristoranti e perfino un paio di alberghi, b&b o quello che sono. Niente male per un paese che dovrebbe essere morto.


1 novembre 2012

Megafono

Gli attivisti del Movimento 5 Stelle (così vogliono essere chiamati e guai a chi sgarra) non fanno che ripetere ossessivamente il mantra: "Beppe Grillo non è un leader, è un megafono per le nostre istanze".
Non so dalle vostre parti, ma dalle mie i megafoni non dettano regole sulle partecipazioni ai talk show televisivi. La presa di posizione non stupisce visto che il megafono stesso è abituato, molto berlusconianamente, a fare annunci unilaterali. Il confronto è schifoso e fa male alla pelle.