23 dicembre 2010

Intervallo pt.8

Buone Feste!

21 dicembre 2010

La prima repubblica non si scorda mai


Sono giunto alla conclusione che ho nostalgia della Prima Repubblica. Malgrado il fatto che sia finita prima che raggiungessi l'età per capire la politica e per votare. Erano ladri? Sicuramente. Erano mafiosi? Altrettanto. Ma, mi chiedo, adesso è migliore la situazione sotto questi punti di vista? Sono meno ladri o meno mafiosi? Questa è l'Italia repubblicana. Dalla sua nascita ad oggi. Evidentemente è quello che gli italiani si meritano. Nei secoli dei secoli. Ma almeno un tempo i partiti rappresentavano non dico degli ideali, ma almeno delle ideologie. La Democrazia Cristiana. Il Partito Socialista. Il Partito Comunista. Il Partito Liberale. Il Partito Repubblicano. Il Movimento Sociale. Adessio siamo in un sitema feudale. Non esistono più i partiti, ma i feudi. C'è l'Impero della Libertà, con l'imperatore che ha creato a sua immagine e somiglianza il sistema della Seconda Repubblica. Ed emanazione dell'impero e di questo sistema sono: il Ducato di Pietro, il Comune di Vendola, i Principati di Fini, Casini e Rutelli. Tutti, chi più chi meno, hanno ragione d'esistere solo nel loro feudatario, senza il quale si scioglierebbero come neve al sole. Ed ecco spiegati tutti questi transfughi. Non sono legati al feudo per ideologia, ma solo per riconoscenza al feudatario. E si sa che c'è sempre qualcuno verso cui conviene di più essere riconoscenti, qualcuno di più magnanimo del tuo attuale feudatario.  Di partiti che si basano su una determinata ideologia c'è rimasto il Partito Radicale. E la Lega Nord, se si può chiamare ideologia quella su cui si basa. Poi c'è il Partito Democratico, che in effetti è un partito a tutti gli effetti, ma si basa sul nulla.

19 dicembre 2010

Let it snow Let it snow Ma anche no

Che se continua di questo passo mi tocca passar le feste all'aeroporto di Charleroi.






18 dicembre 2010

Bruxelles Glacée






17 dicembre 2010

Il volto della libertà

Il poeta della libertà
Bondi, Sandro
Ex militante della Federazione Giovanile Comunista, ex militante e sindaco del PCI.
Ex segretario personale di Silvio Berlusconi.
Professione: politico.
Coordinatore Nazionale del PdL.

Il banchiere della libertà


Verdini, Denis
Ex militante del PRI, è nato nello stesso paese, Fivazzano, del suddetto Bondi, Sandro.
Invischiato nell'inchiesta P3 e sottoposto a giudizio di conflitto d'interesse per 60 miliardi da parte della Banca d'Italia per quanto riguarda la sua amministrazione del Credito Cooperativo Fiorentino.
Professione: commercialista.
Coordinatore Nazionale del PdL.

Lo showman della libertà

La Russa, Ignazio
Ex MSI ed ex Alleanza Nazionale, deputato dal 1992.
Accusato di fare della politica-spettacolo.
Professione: avvocato.
Coordinatore Nazionale del PdL.

L'ecclesiastico della libertà
Lupi, Maurizio
Appartenente a Comunione e Liberazione dal 1990.
Padrino di battesimo di Magdi Cristiano Allam.
Professione: politico.
Responsabile dell'organizzazione del PdL.

Il bimbominkia della libertà
Capezzone, Daniele
Ex membro del partito radicale da cui esce nel novembre 2007.
Entra in Forza Italia nel febbraio 2008.
Mangiapreti e antiberlusconiano fino ad avvenuta folgorazione sulla via di Arcore.
Prima della folgorazione.
Professione: politico.
Portavoce del PdL.

La fissità nello sguardo tipica della libertà
Gasparri, Maurizio
Non è necessario aggiungere altro oltre la foto.
Professione: giornalista.
Capogruppo al Senato del PdL.

Il piduista della libertà
Cicchitto, Fabrizio
Ex socialista, vicino alle posizioni del compromesso storico.
Iscritto alla loggia massonica deviata Propaganda2 con la tessera  n°2232.
Fondatore del Partito Socialista Riformista, in seguito al discioglimento del PSI.
Entra in Forza Italia nel 1999.
Professione: politico.
Capogruppo alla Camera del PdL.

Il padrone della libertà

14 dicembre 2010

Prendi l'arte e mettila da parte

E quando scrivo "da parte" intendo nella spazzatura. Questo è quello che è successo ad un'opera di arte contemporanea di Isabella Facco intitolata Legg-io.


L'installazione prendeva parte ad un'iniziativa che puntava ad esporre le opere a giro per la città di Padova. I netturbini l'hanno scambiata per immondizia da portare in discarica. 
Premetto che non sono un fan dell'arte contemporanea, in particolar modo delle installazioni. Spesso non le capisco e non capisco cosa ci sia d'artistico. Però sono abbastanza sicuro che l'arte dovrebbe essere qualcosa di universalmente riconoscibile. Quindi propongo un nuovo sistema innovativo per categorizzare cosa sia o meno arte.
E' arte tutto ciò che viene riconosciuto come tale dai netturbini o dagli imbianchini.

12 dicembre 2010

8 dicembre 2010

Animali al Grande Fratello

Qualcuno li avverta che, per quanto possa sembrare strano, i concorrenti sono degli esseri umani.

7 dicembre 2010

Ascensore verde

Premetto che l'ascensore verde non ha niente a che vedere con il sottomarino giallo.
Questo post riguarda un rivoluzionario tipo di ascensore ad impatto zero che ho concepito in seguito a lunghi studi di energetica e meccanica classica. Abbatte drasticamente il consumo di elettricità indipendentemente dal numero di piani da salire o da scendere. Il nome, ancora provvisorio, che ho deciso di dargli è: scale.

6 dicembre 2010

Ancora sui treni ovvero il vagone fantasma



I treni sono strani. Se da un lato sono troppo lenti per essere un mezzo veloce di spostamento e troppo veloci per permetterti di assaporare veramente il paesaggio, dall'altro ti riservano spesso eventi improbabili che utilizzando altri mezzi di trasporto, per esempio l'aereo, non potrebbero mai capitare.
Dieci giorni fa ho preso un Intercity per andare da Bologna a Firenze. Il treno, poi, proseguiva per Roma e Napoli. Sul mio biglietto è segnato un posto nell'ottavo vagone, l'ultimo. Anzi il primo, considerando il senso di marcia del treno. Salgo sul settimo e mi faccio avanti con difficoltà, facendo slalom tra persone e valigie. Alla fine riesco ad arrivare a quello che penso sia il mio vagone. Mi metto a cercare il mio posto, il centoquattordici. Il problema è che i numeri iniziano dal cento e vanno a scendere. Sono spaesato e senza occhiali, vago per il corridoio guardando e riguardando i numeri dei posti. Alla fine, sconsolato, mi siedo nel primo posto libero. Quando vedo il controllore gli faccio presente la situazione. Dice che in effetti il posto centoquattordici non esiste, che questo è un vagone nuovo e i numeri sono diversi, ma non è che ce ne sono di meno e che comunque il posto a caso l'ho scelto bene e posso restarci. Non è che il discorso mi torni perfettamente, ma mi accontento di non dover traslocare.
Nel frattempo una ragazza un po' scombussolata, come se fosse salita sul treno di corsa, prende il posto davanti a me. L'aiuto a mettere la valigia nel vano sopra le nostre teste, mentre lei fa vedere il biglietto al controllore che è costretto a darle una brutta notizia. E' salita sul treno sbagliato. La destinazione è giusta, Napoli. Ma il treno è sbagliato. Ha una prenotazione per il Frecciarossa ed è salita sull'Intercity. Invece che alle nove di sera arriverà a destinazione a mezzanotte.
Per finire arriva un ragazzo in cerca del suo posto che non si è accorto di essere nell'ottavo vagone mentre il suo è nel terzo, dall'altra parte del treno, che quando arriverà a sedersi sarà già quasi tempo di scendere.
Tutto questo nei primi dieci minuti, poi il resto del tragitto è stato tranquillo. Ma al momento di scendere ero dispiaciuto. E' stato un po' come se fossi uscito dal cinema prima che il film finisse.

4 dicembre 2010

2 dicembre 2010

Once upon a time in Belgium

Inverno 2007-2008

No, non sono stelle filanti.

I tre alberi che sorgono intorno all'antenna parabolica in disuso. E, no, non è neve.

Il lago

1 dicembre 2010

Ma il treno dei desideri nei miei pensieri all'incontrario va


Dicembre 2008. Pochi giorni prima di Natale. La sera sta calando su un treno locale che, dopo una sequenza di piccole stazioni di campagna di cui ormai ho imparato i nomi come se facessero parte di uno scioglilingua, conclude la sua corsa a Charleroi, dove vado a prendere un aereo che mi deve riportare a casa per le feste. Leggo un libro ed osservo la fauna di studenti erasmus che affolla il treno. Tutti diretti allo stesso aeroporto. Ognuno con un diverso volo Ryanair e con una diversa destinazione sul biglietto. Tutto normale.
Tutto normale fino a quando il treno si ferma alla stazione di Fleurus. L'unica in tutto il tragitto che è qualcosa di più di due banchine e qualche cartello con il nome della stazione. Due persone cercano di scendere dall'uscita davanti a me, ma la porta sembra bloccata e non si apre. Allora si precipitano verso un'altra uscita. Io li seguo con la coda dell'occhio per vedere se riescono ad arrivarci prima che il treno riparta.
Ce la fanno in tranquillità semplicemente perchè il treno non riparte. In compenso non possono scendere perchè tutte le porte sono bloccate. Dal Belgio, come avevo già iniziato ad imparare, puoi aspettarti sempre di tutto. In genere il peggio. Tant'è che dopo poco vedo il macchinista attraversare tutto il treno, scedere dopo aver aperto una delle porte e poi allontanarsi sul marciapiede. La perplessità inizia a diffondersi tra i passeggeri iniseme all'impazienza. Il treno è bloccato in mezzo al nulla belga e il tempo passa. Molti rischiano di perdere l'aereo. Io sono abbastanza tranquillo perchè questa volta sono partito in anticipo ed ho ancora tempo per arrivare all'aeroporto.
Il tempo continua a passare e finalmente il macchinista ritorna. Qualcuno lo blocca e si fa spiegare la situazione. La spiegazione è tanto semplice quanto paradossale. Il controllore ha perso il treno. O meglio, il controllore, dopo esser sceso alla stazione precedente per dare il via al treno, non è riuscito a risalire ed il treno è partito senza di lui senza accorgersene. Inoltre il controllore ha lasciato il cellulare sul treno e la stazione precedente è una stazione fantasma di un paesino minuscolo, quindi non c'è alcuna possibilità di comunicare con il controllore. E senza di lui il treno non si può muovere. Questo dicono i regolamenti.
Un sentimento fra la rabbia e l'incredulità monta nel treno. Le lancette dell'orologio continuano a girare ed il rischio di perdere l'aereo inizia ad interessare anche me. Ma i colpi di scena non sono finiti. Il macchinista dice che c'è una sola possibile soluzione. Bisogna fare marcia indietro ed andare a prendere col treno il controllore disperso alla stazione precedente. E non è una battuta. Lo dice seriamente. Tanto seriamente che decide di mettere in pratica questa sua idea che a me sembra malsana. Ma il treno si muove di pochi metri in direzione opposta a dove dovrebbe essere diretto ed è di nuovo fermo. Cosa succede stavolta? Semplice. Non c'è più bisogno di andare a prendere il controllore perchè ha trovato un passaggio. Un treno merci che transitava sulla stessa linea lo sta portando alla nostra stazione. Autostop in treno (trenostop?) evita la marcia indietro. Se non è una storia assurda questa, quale altra?
Alla fine tutto è bene quel che finisce bene. Il treno riparte verso Charleroi e io riesco ad arrivare in tempo all'aeroporto. Non sono sicuro che tutti gli altri passeggeri siano stati fortunati come me, ma io ne sono uscito indenne e con una storia in più da raccontare.