29 marzo 2012

This is not a street view

Penguin view in Antartica


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Downhill view in Zermatt


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Bernina railway view


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Allianz Arena view


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Rio Negro view


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27 marzo 2012

25 marzo 2012

Bruxelles: città di chocolatiers

Come prima cosa mi tocca scrivere che ho tribolato non poco a trovare il titolo per questo post. Semplicemente perchè non sapevo che articolo mettere davanti a chocolatier. In italiano si direbbe: i cioccolatai. Ma i chocolatiers (i sciocolatié) suona male. Quindi forse meglio gli chocolatier. Alla fine ho deciso di trovare un titolo che mi consentisse di eliminare del tutto l'articolo.
Il Belgio, dal punto di vista gastronomico, è famoso per poche cose: la birra, i waffels, le french fries (che a quanto pare dovrebbero chiamarsi belgian fries) e, per l'appunto, il cioccolato. In particolare, il Belgio è famoso per le praline (ovvero cioccolatini, non so bene quale sia la differenza o se ce ne sia una), inventate da Jean Neuhaus, chocolatier belga di origine svizzera, agli inizi del 1900. Visto l'improvviso ed inaspettato arrivo della primavera, ieri pomeriggio ho fatto un salto a Bruxelles fermandomi a fare qualche foto ad alcuni negozi di chocolatier.
Mi sembra logico, a questo punto, iniziare la rassegna proprio da Neuhaus, azienda fondata nel 1857 e, come detto, detentrice della paternità sulle praline. A quanto pare, alla famiglia Neuhaus si deve anche l'invenzione della scatola per praline nel 1915. Fino a quel momento erano vendute in coni di carta. Oggi la Neuhaus ha 1500 negozi in 50 paesi, distribuiti in tutti e 5 i continenti.  (www.neuhaus.be)


Altrettato famoso ed internazionale è Godiva, chocolatier fondato nel 1926 e che prende il nome dalla leggendaria Lady Godiva. Anche in questo caso si tratta di un produttore industriale, forse anche più di Neuhaus, tanto che nel '67 passò in mani americane e adesso è posseduta da un gruppo turco. I negozi sono sparsi in tutto il mondo, ma i più caratteristici sono chiaramente quelli di Bruxelles, come quello nella Grand Place o quello davanti al Manneken Pis, dove si possono comprare i caratteristici coni di fragole ricoperti di cioccolato. (www.godiva.be)


Poi c'è Pierre Marcolini, giovane chocolatier belga, vincitore di numerosi premi. Ha aperto i suoi primi negozi a Bruxelles nella seconda metà degli anni '90 e adesso, oltre a quelli in Belgio, può vantare punti vendita in Giappone, a New York, a Parigi e in Kuwait. Marcolini è sicuramente lo chocolatier più alla moda, quello che punta maggiormente sulla ricercatezza estetica dei suoi prodotti. Altrettanto ricercata è la cura dedicata alle materie prime. Il tutto fa sì che probabilmente sia anche quello più caro. (www.marcolini.be)


Insieme ai grandi nomi, esistono anche chocolatier di più piccole dimensioni ma non senza tradizione, come Mary in Rue Royale, fondato nel 1919 da Madame Marie Delluc. (www.marychoc.com)


Ovviamente la gamma di chocolatiers non si esaurisce con questi quattro nomi che ho proposto, ma ce ne sono molti altri: Leonidas tra le grandi catene o Frederic Blondeel tra quelli più artigianali. Quello che c'è di sicuro è che le praline sono uno dei migliori motivi per visitare Bruxelles.


24 marzo 2012

Segnaletica stradale


Su un marciapiede a Bruxelles.

18 marzo 2012

La scoperta dell'acqua calda

Si dice "hai scoperto l'acqua calda" per dire che un ragionamento è arrivato a conclusioni ovvie di fronte a più o meno grandi premesse. Come se l'acqua calda fosse una cosa ovvia. Ma la scoperta dell'acqua calda non è mica stata una cosa da poco. Chi l'ha scoperta ha prima dovuto scoprire il modo di riscaldare l'acqua fredda oppure si è dovuto avventurare alla ricerca di nuovi territori, imbattendosi per caso in sorgenti termali. E in ogni caso, chi ha scoperto l'acqua calda, si è probabilmente scottato. Non ricordatedi di lui solo quando vi si rompe lo scaldabagno. 
La mia proposta è di ridare dignità a quel pioniere che ha scoperto l'acqua calda e quindi abolire questo modo di dire irriguardoso. Volendo si potrebbe sostituirlo con "hai scoperto l'acqua fredda".

15 marzo 2012

Risotto con melograno e lardons ovvero stealthisnick goes to food-blogging

No, non ho deciso di darmi al food-blogging. Volevo fare un post pseudo parodia di food-blog (la blogsfera ne è infestata) e dare inizio ad una nuova categoria di post. A dir la verità non so se ci sarà un seguito. All'inizio volevo fare una cosa puramente ironica. Tipo fettina di carne in padella oppure pasta in bianco. Ma visto che questo fine settimana mi sono buttato su questo risotto sperimentale ho deciso di mettere lui. Quindi il post è approssimativo, perchè sono un cucinatore approssimativo, ma alla fine potrebbe quasi sembrare un post normale. Ma anche no.
Iniziamo col dire che non so bene come tradurre lardons. Pancetta? Probabilmente. Anche se da queste parti ho visto chiamare la pancetta panchetta e il nome fiammingo dei lardons assomiglia a speck. Ma veniamo al dunque.


Prendete un dado vegetale e mettetelo in una pentola d'acqua e portate ad ebollizione. Nel frattempo, prendete mezza confezione di lardons (che non so a quanto equivalga in grammi perchè la confezione vuota ormai l'ho buttata via) e fateli dorare con un filo d'olio in una casseruola.


Prendete 100g-150g di riso e buttatelo con nonchalance nella casseruola. Fate cuocere così per un po' mentre l'acqua con il dado sta iniziando, si spera, a sbuffare.


Con un romaiolo (mestolo, per gli infedeli) versate un po' di brodo nella casseruola e continuate a far cuocere. Via via che il liquido si asciuga e la cottura va avanti, continuate a versare un altro po' di brodo per non lasciare il riso a secco.


Nel frattempo sgranate mezzo melograno. E continuate a tenere d'occhio, a rimestare il riso e ad aggiungere il brodo quando necessario.


Una volta che siete giunti vicino a fine cottura versat, ancora con nonchalance, i chicchi di melograno nella casseruola. Finite la cottura e impiattate.


Volendo aggiungete un po' di Parmigiano grattugiato e un filo d'olio. Poi mangiate.

13 marzo 2012

Lofoten e Finnmark, verso la fine dell'Europa


Ultima sezione di progetto di tragitto norvegese. La prima cosa che potrebbe saltare all'occhio dalla cartina è che Capo Nord penso di saltarlo. Leggendo sulla Lonely Planet e qua e là su internet credo di essere giunto alla conclusione che si tratti di una trappola per turisti. Basti sapere che per accedere al promontorio è necessario pagare un biglietto d'ingresso di una trentina di euro. Ovviamente sarò sempre in tempo a cambiare idea.
Una delle tappe fondamentali di tutto il percorso norvegese sono le isole Lofoten, con i villaggi di Å (A, per l'appunto), Reine (B), Ramberg (C) e infiniti altri e altrettante bellezze paesaggistiche. Verso nord c'è l'isola di Senja (F) e quella di Sommarøy (G). Poi c'è la città di Tromsø (H), la più a Nord in Norvegia e le Lyngen Alps (I). Infine, saltando Nordkapp, è tutta una tirata tra paesaggi da fine del mondo fino a Vardø (K), il punto più a Est d'Europa, se non si considerano la Russia e le altre repubbliche ex-sovietiche (è comunque più a Est di Kiev e San Pietroburgo).

11 marzo 2012

Nordland, ovvero sempre più a Nord


Terzo e penultimo appuntamento sulla parte norvegese del viaggio. In questo caso la strada prende decisamente direzione Nord, attraversa il Circolo Polare e si appresta a raggiungere la parte più settentrionale dell'Europa continentale. 
I punti sensibili vanno sempre più diluendosi con l'assottigliarsi della striscia di territorio norvegese, ma anche in questo tratto non mancano le attrazioni.
Prima fra tutte è l'Atlantic Road (C), 8km di strada che saltano da isolotto ad isolotto e che sembrano essere veramente costruiti sul mare. Trondheim, terza città della Norvegia, potrei anche decidere di saltarla e by-passarla da Ovest (come segnato nella mappa qui accanto) oppure saltandola da Est, passando dal villaggio di Røros. Un tratto di strada da cui sicuramente non posso prescindere è la Kystriksveien (J), la famosa Coastal Road Rv17, che porta fino alla conclusione di questa sezione di tragitto a Bodø (K).

9 marzo 2012

Lungo i fiordi della Norvegia

Altro post sul progetto di percorso norvegese che segue direttamente il post precedente. Questa volta il tragitto attraversa la zona più caratteristica della Norvegia, quella dei fiordi.
Si parte da una zona di cascate, come quelle denominate Låtefossen (A), per proseguire verso la seconda città della Norvegia: Bergen (C). Il percorso prima lambisce il Nærøyfjord e l'Aurlandsfjord e poi prosegue attraverso strade panoramiche come la Stalheimskleiva (D), la Snovegen, la Sognefjellsvegen e la Gamle Strynefjellsvegen. Il fiordo più caratteristico e più famoso è probabilmente quello di Geiranger (I). Ancora più a nord c'è il passo montano Trollstigen, o scala del Troll, (J) che scende vertiginosamente lungo il fianco di una montagna. Ultima destinazione di questa parte di tragitto è la cittadina di Ålesund (K).

7 marzo 2012

Norvegia meridionale

Spulciando la Lonely Planet della Norvegia mi sono reso conto che in questo paese ci sono decisamente troppe cose da vedere. Quindi, non solo mi tocca dividere i post sulla Norvegia in più tappe, ma probabilmente ripensare alle priorità del viaggio (anche perchè la Norvegia è cara assatanata).


Ma veniamo al dunque. L'intenzione è di saltare Oslo e dintorini. Quindi l'idea è entrare in Norvegia in traghetto a Sandefjord (A). La parte meridionale non è certo il clou del paese scandinavo, quindi pochi obiettivi, ma chiari: la Stavkirke di Heddal (B), la costa occidentale fino a Stavanger (F), Preikestolen (G).

5 marzo 2012