8 ottobre 2009

Don't stop believing

Eccomi.
Solo nella sala d'aspetto di una stazione ferroviaria di un piccolo villaggio qualsiasi di una nazione qualsiasi. Panche di legno ed aria affumicata. La biglietteria chiusa ormai da qualche ora.
Sto aspettando il treno di mezzanotte. L'ultimo. Non so neanche dove mi porterà.
Come sia finito qui, io che sono nato e cresciuto nella grande città, cosa stia lasciando alle spalle e che intenzioni abbia per il futuro, sono tutte cose irrilevanti ai fini della storia.
Perchè questa non è la mia storia. Non è neanche la storia di qualche altra persona. E' la storia di un incontro. Un incontro tra due sguardi.
E' una storia d'amore della durata di un battito di ciglia. Ma intensa come se fosse durata una vita e più.
Lei entra quasi di soppiatto. Io, assorto in mille e uno pensieri, non mi accorgo della sua presenza finchè non si siede nella fila di panche di fronte alla mia.
La guardo, ma il suo sguardo è rivolto alle sporche mattonelle beige del pavimento. Probabilmente non la si definirebbe una bellissima ragazza. Ma il suo viso imbronciato, incorniciato dai capelli castani mossi, ha qualcosa che tocca le corde del cuore.
Sembra una ragazza del posto. Potrebbe avere diciotto anni, non molti di più. Chi sia e dove stia andando non lo so e probabilmente non lo saprò mai.
Ma è proprio mentre mi passano questi pensieri per la testa che lei alza lo sguardo per la prima volta e io vedo i suoi occhi azzurri e limpidi come il cielo di un pomeriggio d'estate. Ma tristi e pieni di solitudine. Arrossati. Come se avesse appena finito di piangere.
Ed ecco che i nostri sguardi s'incrociano, finalmene. Ed io vedo un lampo e poi sento un temporale. Noi due che ci teniamo per mano sotto la pioggia battente. Ci abbracciamo.
E quando, dopo un secondo o un secolo, il nostro abbraccio si scioglie siamo su un altipiano a guardare il mare, sotto un albero dalla chioma rossa corallo con i rami che sembrano braccia che si levano imploranti verso il cielo. Ci baciamo.
E quando, dopo un secolo o un secondo, le nostre labbra si separano, stiamo saltando in mezzo alla folla di un concerto in una piazza medievale. Poi la folla ci spinge e cadiamo.
Ma invece che sul cemento della piazza cadiamo sulla soffice neve di fronte ad una baita di alta montagna. Ci guardiamo ed è come se non esistesse nient'altro al mondo al di fuori di noi due immersi nella neve. Noi ad una farfalla che ci vola davanti.
La seguiamo entrambi con lo sguardo, finchè non si posa sul tabellone delle partenze. Due minuti a mezzanotte.
Non so che immagini lei abbia visto, ma so per certo che ha provato quello che ho provato io. Glielo ho letto nello sguardo.
Un amore lungo come il battito d'ali di una farfalla.
Lei, ragazza di un piccolo villaggio di campagna, con gli occhi pieni di solitudine.
Io, silenzioso e pensieroso ragazzo di città, in fuga da qualcosa o da qualcuno.
Entrambi in attesa che il treno di mezzanotte ci porti in un altro posto. Ovunque esso sia.


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