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17 ottobre 2011

Moseltal

La valle della Mosella, lo dico subito, non ha niente da invidiare alla vicina più famosa valle del Reno. Le sue anse, i suoi castelli e le sue sponde coltivate a vigneti ne fanno un itinerario splendido da percorrere in macchina o in bicicletta. Ciascuna delle due rive è percorsa, salvo rare eccezioni, da una strada (e da piste ciclabili). Io sono partito da Coblenza una mattina di fine Agosto per arrivare a Trier (che poi sarebbe Treviri) un giorno e mezzo dopo.
Poco dopo aver abbandonato le propaggini della città, la B416, che costeggia la sponda settentrionale del fiume, inzia subito a riservare delle sorprese. All'altezza di Kobern-Gondorf la strada passa letteralmente sotto lo Schloss von der Leyen, un castello cinquecentesco ristrutturato agli inizi del novecento. L'unico ad essere costruito direttamente sulla sponda della Mosella. Non penso di sbagliarmi di molto se dico che unica è anche la caratteristica di avere una strada che lo attraversa. Fermi insieme a me ad ammirare questa prima meraviglia della Mosella, le cui rive sono per ora principalmente ricoperte da boschi, c'è una comitiva di camperisti di Biella.
Riparto e continuo a percorrere la B416 fino ad Hatzenport, dove devio verso l'interno in direzione di Burg Eltz, castello medievale situato in una stretta valle completamente circondata da colline che dovrebbe rendere fiabesca la visione al visitatore. Scrivo "dovrebbe" perchè appena ce l'ho a portata di vista mi accorgo di una brutta sorpresa. Dei grossi lavori di restauro sono in corso. L'enorme gru metallica e le impalcature deturpano irrimediabilmente il fascino e la magia del luogo.
Ritornato sulle sponde della Mosella, giungo a Cochem, uno dei centri più rinomati della valle, nel primissimo pomeriggio. Il paesino è, in effetti, piacevole, ma presenta un paio di grossi difetti. E' infestato da torme di turisti urlanti ed è pieno di negozi di cianfrusaglie. Cochem è dominata dal Reichsburg, la ricostruzione fine-ottocentesca di un castello risalente probabilmente al dodicesimo secolo e distrutto nella guerra dei nove anni alla fine del seicento. Salendo a piedi verso il castello, circondato da vigneti, la gente si dirada rapidamente. Le torme urlanti sono anche sfaticate per mia fortuna. E sfortuna loro. La vista sul paese e sulla Mosella dall'alto è, infatti, molto bella. Scendendo prendo il sentiero che, tra i vigneti e poi nel bosco, porta in direzione di Sehl dove ho lasciato la macchina.

E' da questo punto che comincia il tratto più tipico della Mosella. Il fiume si attorciglia come un serpente in una successione di anse più o meno strette. Contrariamente a quanto succede nella valle del Reno, i ponti sulla Mosella sono numerosi. Attraverso il fiume per la prima volta subito prima di Bruttig-Frankel. Nuvoloni grigi si accumulano all'orizzonte ed il cielo, fino a questo punto più che clemente, minaccia temporale. Sulla nuova sponda incontro Beilestein, un piccolo paesino a cui non manca nulla. Ha sia il castello, Burg Metternich, che un'imponente chiesa, Klosterkirche St. Joseph. Inizia a piovere e quindi non mi avventuro verso le rovine del castello, ma riparto. Prossima tappa Bremm.
La zona del vino è ormai iniziata e la strada è immersa tra i vigneti. Quelli di Bremm, a cui giungo dopo aver di nuovo attraversato un ponte sul fiume, sono, a quanto pare, i più ripidi d'Europa. Si trovano infatti sulla sponda esterna dell'ansa più stretta della Mosella su un costone con una pendenza di circa 65°. Salendo oltre la chiesa ed arrampicandosi per un sentiero tra le vigne è possibile gustarsi lo splendido panorama della Mosella che si avvita su se stessa curvando di centottanta gradi.


Corro a perdifiato verso la macchina ed evito per un niente di rimanere all'aperto sotto il diluvio che si scatena. Passo velocemente da Zell  e in corrispondenza di Enkirch prendo una deviazione verso l'interno che sale fino a Starkenburg. Il minuscolo paesino si trova appollaiato su uno strapiombo dal quale si ha una bella vista della Mosella che scorre trecento metri più in basso.
Torno a costeggiare il fiume a Trabach e da questo punto in poi le distese di viti sulle sponde si fanno quasi sconfinate. Ultima tappa di giornata è Bernkastel, un altro degli splendidi paesini di questa regione anche lui caratterizzazto dalle tipiche case a graticcio. Notevole la Marktplatz e caratteristici gli stretti vicoli pieni di fiori. Unica nel suo genere, la Spitzhäuschen, stretta e lunga casa che divide in due una stradina già angusta di suo. Imperdibile anche la vista dal ponte che porta al paese gemello di Kues che giace sulla sponda opposta. Così come probabilmente il Burg Landshut, castello che sorge su un promotorio. Io però salto questa visita perchè è tardi e mi voglio fermare per la notte in un posto un po' più isolato e tranquillo. Caratteristiche che trovo a Lieser pochi kilometri dopo.
Riparto per il mio secondo giorno lungo la Mosella in direzione di Trier di prima mattina. Sarà stancante il mio continuo ripetermi, ma l'imponenza delle coltivazioni viticole si fa sempre più impresionante. Ogni centimetro quadrato a sfruttabile è occupato da filari. La tranquillità della mattina e una leggera foschia  aggiungono atmosfera allo scenario. All'altezza di Minheim svolto a destra tra i vigneti seguendo le indicazioni per una Panorama Straße che sale verso la parte interna di una delle ultime rientranze della Mosella offrendo una vista spettacolare in più punti. La strada si spinge fino al confine tra il bosco ed un ampio declivio, ovviamente occupato completamente da vigneti. Il culmine della strada è il punto panoramico, con relativo parcheggio, da cui si può vedere, in tutta la sua bellezza, l'ansa della Mosella in corrispondenza di Piesport, un vero e proprio anfiteatro naturale. Lascio che un torpedone di turisti abbandoni il luogo e mi immergo al silenzio irreale del luogo, interrotto soltanto dal rumore di qualche lontana macchina che corre sul bordo del fiume e da una campana che suona nel paese.


Il viaggio lungo la Mosella non poteva avere finale migliore. Anche se in realtà percorro ancora un'ora di strade contornate da splendidi scenari fino a che non raggiungo la periferia di Trier, l'antica Augusta Treverorum di origine romana nonchè città più antica della Germania, tappa finale di questo percorso lungo un giorno e mezzo.


Qui il riassunto dell'intero road trip e qui il tortuoso percorso su Google Maps.

3 ottobre 2011

Valle del Reno da Bingen a Coblenza

Valle del medio Reno superiore o gola del Reno. Comunque la vogliate chimare, parlo di quella sezione tedesca del Reno da Bingen a Coblenza che può vantarsi di far parte dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO. Entrambe le rive sono costellate di borghi più o meno medievali, di castelli, fortificazioni, rovine eccetera in quantità industriali ed ognuno di questi, o quasi, ha una leggenda che lo accompagna. Il particolare clima della gola fa in modo che sia un luogo ideale per la viticoltura, quindi le sue rive sono anche ampiamente coltivate con vigneti.
La valle si può percorrere sulla riva occidentale oppure orientale, salendo o scendendo, in automobile o in biclicletta, a piedi o sul battello. Io l'ho fatta in macchina salendo da Bingen a Coblenza, partendo dalla riva occidentale e finendo su quella orientale, attraversando il fiume a metà strada su un battello (non ci sono ponti prima di Coblenza).

Bingen dal Burg Klopp con il Reno sullo sfondo

Bingen am Rhein sorge alla confluenza della Nahe nel Reno che, proveniente da Magonza, fa una curva di novanta gradi per gettarsi in direzione di Coblenza. Ci ho passato la sera, con ottima cena in un pittoresto ristorantino vicino alla Basilica, e la notte prima di percorre la Rheintal, godendo anche di uno splendido tramonto in riva al fiume.

L'entrata della valle del Reno con Mäuseturm e Burg Ehrenfels

A controllare l'ingresso nella valle ci sono le rovine di Burg Ehrenfels sulla sponda orientale e la Mäuseturm (la torre dei topi) su una piccola isola nel fiume. La leggenda racconta che il crudele arcivescovo di Magonza, che la utilizzava per riscuotere i tributi dalle navi in passaggio, ci si rifugiò per scappare ad una armata di topi che aveva attaccato il suo castello. I topi però lo seguirono fino alla torre attraversando il fiume e lì lo mangiarono vivo.

Salendo verso Burg Sooneck

Pochi kilometri dopo Bingen ci sono in successione Burg Rheinstein, abbarbicato su uno sperone di roccia sopra il Reno, Burg Reichenstein, all'altezza del quale ho aiutato una roulotte a disincastrarsi dalle rotaie subito prima che il passaggio a livello si chiudesse per l'arrivo del treno (scena molto cinematografica), e Burg Sooneck, in direzione del quale mi avventuro per una stradina sterrata che alterna passaggi in mezzo al bosco a tratti panoramici in mezzo alle vigne.

Burg Stahleck e case a graticcio a Bacharach

Perla della valle è Bacharach, splendida cittadina dalle caratteristiche case a graticcio e dominata dal Burg Stahleck al quale è possibile accedere grazie ad una camminata che corre lungo le antiche mura che fanno parte insieme alle numerose torri della fortificazione del paese.
Poco dopo Bacharach, Burg Pfalzgrafenstein è una fortificazione per il pedaggio che sorge su un'isoletta in mezzo al Reno con la caratteristica forma che ricorda quella di una nave. Una catena lungo il fiume bloccava le navi di passaggio e chi si rifiutava di pagare correva il rischio di essere imprigionato nelle segrete del castello.
Proseguendo ancora verso nord si incontrano prima Oberwesel e poi Sankt Goar, dominate rispettivamente dallo Schönburg e dalle rovine del Burg Rheinfels. A Sankt Goar prendo il traghetto per la corrispettiva cittadina di Sankt Goarshausen sulla riva orientale, sovrastata dal Burg Katz (gatto) e dal rivale Burg Maus (topo).

Burg Katz e Sankt Goarshausen da Lorelei

Da Sankt Goarshausen mi inoltro verso l'interno per salire al punto panoramico di Lorelei, sperone di roccia che segna il punto più stretto del Reno. Secondo la leggenda Lorelei, una creatura femminile delle acque, incantava i naviganti con la sua bellezza ed il suo canto (il nome Lorelei deriverebbe proprio da termini che significano la roccia che mormora in un antico dialetto tedesco) facendoli naufragare tra le correnti del pericoloso passaggio. Sirena o no, la cosa sicura è che dalla sua altezza c'è uno splendido panorama della valle del Reno.
Malgrado sia ormai pomeriggio inoltrato, la temperatura sfora abbondantemente i 30°. Burg Liebenstein, Burg Sterrenberg e Marksburg sono gli altri castelli che incontro sulla sponda orientale prima di arrivare a Coblenza, che si trova alla confluenza del Reno con la Mosella. La città non mi fa una bella impressione, sarà per il fatto che è mezza recintata con ingresso a pagamento per non so quale motivo, sarà per gli splendidi paesaggi che ho visto durante la giornata. In ogni caso batto il record mondiale di tempo impiegato per visitare una città e dopo un'ora decido di ripartire. Così il mio viaggio lungo il Reno si conclude ad Andernach, piacevole cittadina rivierasca, nello stesso modo in cui era partito. Con uno splendido tramonto.

Tramonto lungo il Reno ad Andernach

Qui un riassunto di tutto il road trip.
Qui il percorso su Google Maps.

20 settembre 2011

Monschau

Monschau è un paesino tedesco situato in una gola scavata dalla Rur fra le colline della regione dell'Eifel al confine col Belgio. Ci arrivo un venerdì mattina, ultima tappa tedesca di un road trip durato una settimana. Ci arrivo sotto un diluvio torrenziale. Appena spiove mi incammino tra le stradine, i ponti e le case a traliccio tipicamente tedesche che contraddistinguono il centro di questa splendida cittadina. Nel corso dei secoli Monschau ha fatto andirivieni fra l'influenza tedesca e quella francese (sotto la quale prese il nome di Montjoie). La città è controllata dall'alto da un castello risalente al XIV secolo e dal quale si ha una bella vista della città. La guida verde della Michelin (in inglese, comprata usata a pochi euro su Amazon prima di partire) dice che il visitatore non può perdere l'occasione di gustare i Montjoier Düttchen che alla fine si son rivelati essere nient'altro che una specie di biscotti simili alle lingue di gatto, ma ripiegati in modo da formare una specie di cono. Non male, ma nulla di eccezionale.


Qui il resto del road trip.

17 settembre 2011

Il bacino della Sûre

Incontro la Sûre per la prima volta all'altezza del mulino di Bigonville quando ancora è poco più di un fiumiciattolo, poco dopo essere entrato in Lussemburgo all'altezza di Martelange (al confine dieci, e dico dieci, distributori di benzina uno di fila all'altro per via del costo decisamente basso del carburante in Lussemburgo). E' domenica mattina ed ha appena smesso di diluviare. Pochi kilometri dopo il fiumiciattolo si allarga e dà vita al lago (artificiale) della Haute-Sûre. Salendo verso Boulaide lungo la CR310 giungo in una bella zona collinare ondulata. Quasi per caso, mentre sono fermo per fare alcune fotografie, noto un cartello stradale con il simbolo di punto panoramico accanto al nome Hochfels. Punta verso una stradina che sale dritta verso un cocuzzolo e che sembra sparire all'interno di un bosco.
La prendo senza esitazione e mi ritrovo in un spiazzo deserto che fa da parcheggio. Ci sono dei cannoni residuati bellici (il Lussemburgo è mai stato in guerra con qualcuno?) e uno strano edificio in legno completamente abbandonato con i vetri in frantumi. Oltre l'edificio c'è un punto da cui si può vedere la valle scavata dalla Sûre ed i boschi che la ricoprono, con le nuvole basse della mattinata che iniziano ad andarsene. La cosa più impressionante è il silenzio irreale che mi circonda, come se fossi l'unica anima viva a perdita d'occhio. Quando riparto, anche il sole inizia a far capolino. Attraverso di nuovo la Sûre al Pont Misère, quando il fiumiciattolo è già diventato quel fiume che serpeggia fino a diventare il lago della Haute-Sûre. Poco dopo svolto sulla N27 in direzione di Esch-sur-Sûre. Prima di arrivarci mi fermo brevemente a Lultzhausen, subito dopo un viadotto su uno dei bracci del lago della Sûre, e in corrispondenza della diga che forma il suddetto lago.
Esch-sur-Sûre è uno splendido paesino (poco più di trecento abitanti) adagiato sulla riva interna di un ansa del fiume ed impreziosito dalle rovine di un castello medievale aggrappato su uno sperone di roccia che sovrasta la cittadina. Le rovine sono visitabili (basta arrampicarsi su una caterva di scalini) e dall'alto si può godere di una bella vista su Esch e sulla stretta valle circostante scavata dalla Sûre. Il paesino, pur essendo prettamente turistico, è tranquillo ed è piacevole passeggiare per le stradine che salgono verso il castello oppure costeggiando il fiume.
Una volta ripartito da Esch continuo a seguire la N27, che segue l'andamento tortuoso della Sûre, fino a Ettelbruck. E' un tratto di strada spettacolare e tortuoso come il fiume. Inizialmente la strada lo sovrasta dall'alto e successivamente gli scorre accanto offrendo vedute panoramiche e scorci pittoreschi. A Ettelbruck lascio la Sûre e punto in direzione di Lussemburgo, la città, da cui non mi aspettavo nulla di buono e invece è stata una piacevole sorpresa.

Qui il percorso su Google Maps. Qui il resto del viaggio.

4 settembre 2011

Lungo la Mosa da Namur a Dinant (ed un poco oltre)

Namur è il capoluogo della regione Vallonia, la parte francofona del Belgio, e sorge alla confluenza della Sambre e della Mosa. La città è dominata da un'imponente cittadella che dall'alto osserva l'incontro dei due fiumi.
E' da questo scenario che un sabato mattina caldo e assolato (che per il Belgio è un evento quasi apocalittico) di fine Agosto che parte il mio percorso che mi porta a costeggiare la Mosa verso Dinant in direzione Sud. Ed in effetti, a guardare la cartina, il fiume scorre quasi diritto come un fuso tra le due città.
Attraversato il ponte sulla Sambre che si vede sulla destra della foto a sinistra, imbocco la N92 che costeggia la riva occidentale. Abbandonati i piacevoli sobborghi rivieraschi di Namur, uno dei primi paesi che incontro è Wépion che scopro essere rinomato per le sue fragole (la capitale belga delle fragole, nientedimeno). Ed in effetti lungo la strada, malgrado immagino che il periodo delle fragole sia già passato, si vedono ancora dei baracchini che ne vendono. Inoltre, in corrispondenza di questo paese, all'azzurro del cielo e del fiume e al verde degli alberi, il panorama del lungomosa inizia ad arricchirsi anche del bianco delle caratteristiche rocce calcaree a strapiombo. Dopo aver attraversato il fiume un paio di volte, quindi trovandomi di nuovo sulla sponda occidentale, arrivo all'altezza di Annevoie-Rouillon dove, prendendo una strada che s'inerpica verso l'interno e passando un buffo palazzo aggrappato alla strada con un mini-ingresso da mini-castello, giungo ai famigerati Jardins d'Annevoie. Della loro esistenza ne ho sentito parlare per la prima volta recentemente dal mio capo, che oltre a decantarne la bellezza me ne ha parlato in termini di interesse ingegneristico. A quanto pare questo giardino acquatico settecentesco utilizza il principio dei vasi comunicanti per fare in modo che l'acqua, fornita dal torrente Rouillon, scorra e formi cascate e fontane in modo del tutto naturale ed ininterrottamente dalla creazione del giardino ad oggi.
Ma nonostante tutta questa premessa la visita al giardino la salto. Per un motivo fondamentale. Il tempo, in questo road trip fluviale, è tiranno e quindi sarebbe stata una visita tirata via. Considerando anche i 7€ e rotti di biglietto d'ingresso preferisco rinviare la visita ad un momento più adatto.
Riparto alla volta di Dinant, spostandomi definitivamente sulla sponda destra con il paesaggio continua ad essere costellato da belle ville in pietra (nella foto a sinistra un esempio), che per fortuna si discostano decisamente dalla classica abitazione belga di tristissimi mattoncini marroni, e da pareti verticali di roccia dove ogni tanto è anche possibile vedere alpinisti impegnati in una scalata.
A Dinant arrivo nel primissimo pomeriggio e parcheggio la macchina nei pressi dell'abbazia di Leffe, che da il nome ad uno dei tanti marchi di birra belga. Dinant è una cittadina di poche migliaia di abitanti, chiusa tra la Mosa e l'ennesimo nudo dirupo di roccia calcarea. Una delle due attrattive principali è la Collégiale Notre-Dame, che risale al tredicesimo secolo e sostituisce una precedente chiesa romanica distrutta da un masso (!!). L'altra è la cittadella fortificata che, come a Namur, domina dall'alto la città e dalla cui terrazza a quanto pare si può godere di un bel panorama. Dico a quanto pare perchè per l'ingresso alla cittadella chiedevano, anche in questo caso, 7€ e spiccioli indipendentemente che dal fatto che uno volesse accedere tramite funivia o tramite i 408 gradini. Io, però, non volevo visitare la cittadella, ma solo vedere l'eventuale panorama. Ho anche tentato di aggirare il problema inerpicandomi su un sentiero laterale senza sapere dove portasse. Sono sbucato all'altezza della Tour de Monfort, poco più a sud della cittadella, ma ogni accesso a qualsiasi sorta di vista panoramica era recintato o nascosto da una fitta vegetazione.
Deluso e stanco per l'arrampicata, abbandono Dinant ma non la Mosa che continuo a seguire per una decina di km ancora verso il confine con la Francia prima di lasciarla definitivamente in corrispondenza di Hastière. Subito fuori Dinant, sulla riva opposta a quella che percorro, c'è il rocher Bayard, un verticale sperone di roccia che secondo la leggenda è stato separato dalla parete dall'omonimo mitico cavallo di Rinaldo. In realtà fu aperto dalle truppe di Luigi XIV per avere un più facile passaggio lungo la Mosa. Solo una volta tornato a casa ho scoperto che adesso c'è una strada che ci passa in mezzo e di essere sul lato sbagliato del fiume. Ultima nota per il castello rinascimentale di Freyr ed il suo bel giardino corredato di fontane, stagni e pefino alberi di arancio.


Qui il percorso su Google Maps.
Qui la descrizione generale del road trip.

Driving along the river

Come avevo anticipato, a fine Agosto ho fatto un breve road trip con tematica fluviale. Vale a dire percorrendo le strade e visitando i posti resi caratteristici da alcuni fra i più importanti fiumi dell'Europa centrale. Questo post vuole essere un breve riepilogo, prevalentemente fotografico, di cosa ho visto e conterrà, via via che li pubblicherò, i link di rimando ai post sull'altro blog che descrivono più approfonditamente e più noiosamente alcuni segmenti di viaggio.
Come punto di partenza simbolico ho scelto la confluenza della Sambre con la Mosa a Namur. 


Ho seguito la Mosa fino a Dinant ed un po' oltre (stb-09.blogspot.com/2011/09/lungo-la-mosa-da-namur-dinant-ed-un.html).


Dopo averla abbandonata, ho puntato la macchina in direzione del Lussemburgo con una tappa di avvicinamento abbastanza lunga, ma non priva di bei posti. Ad esempio lo château de Vêves.


La prima notte ho dormito a Martelange, ancora in Belgio ma al confine con il Lussemburgo. Ho sconfinato la mattina seguente dirigendomi verso il bacino della Sûre, che ho seguito per tutta la prima parte della seconda giornata. Punto più alto, dal punto di vista paesaggistico, è stato il paesino di Esch-sur-Sûre. (http://stb-09.blogspot.com/2011/09/il-bacino-della-sure.html)


Il pomeriggio sono arrivato a Lussemburgo, la città, che è stata una piacevole sorpresa. Anche perchè le mie aspettative erano piuttosto basse.


La seconda giornata è terminata sulle rive lussemburghesi della Mosella, in un paesino dal nome pressochè impronunciabile poco dopo Schengen ed è ripresa attraversando il fiume ed entrando in Germania. A Konz ho lasciato la Mosella (che ho ripreso in seguito percorrendola in senso inverso) per la Saar, fino a Saarburg.


In seguito ancora un altro trasferimento per avvicinarmi al Reno, sulle sponde del quale sono arrivato nel tardo pomeriggio del terzo giorno. A Bingen am Rhein mi sono fermato per la notte.


Il giorno seguente ho percorso tutta la valle del Reno fino a Coblenza, tra castelli romantici e paesi pittoreschi, sotto un sole cocente. (http://stb-09.blogspot.com/2011/10/valle-del-reno-da-bingen-coblenza.html)


A Coblenza, in corrispondenza della confluenza della Mosella nel Reno, ho battuto il record mondiale di tempo per la visità di una città (un'ora). La giornata si è conclusa insieme al percorso lungo il Reno ad Andernach. 


Poi per un giorno e mezzo ho seguito il percorso tortuoso della Mosella e le sconfinate vigne sulle sue sponde. (stb-09.blogspot.com/2011/10/moseltal.html)


La città di Treviri ha segnato la conclusione della Moseltal, ma anche l'inizio della fine del viaggio. Nel pomeriggio del sesto giorno ho attraversato la regione del Eifel fino a Woffelsbach e la mattina seguente ho sconfinato in Belgio dopo aver visitato Monschau. (http://stb-09.blogspot.com/2011/09/monschau.html)


Pioggia pressochè incessante ha accompagnato l'ultimo giorno. Il bentornato del Belgio nei miei confronti. Quindi il viaggio si è concluso un piovoso e fresco venerdì pomeriggio dove era cominciato. Alla confluenza della Sambre nella Mosa a Namur.