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23 marzo 2014

L'arcipelago delle Sept-Îles

Il grosso battello che porta a fare il giro del piccolo arcipelago delle Sept-Îles, pochi km a largo della costa di granito rosa in Bretagna, si avvicina lentamente alla Île Rouzic, la prima delle isolette. Una parte è completamente bianca e, da lontano, io ed Eva ci chiediamo se sia per via di una roccia calcarea o di cos'altro.


L'altoparlante che gracchia in francese la voce della guida probabilmente lo sta spiegando che non è così, che non è roccia, ma noi non capiamo. E in fondo ci si poteva arrivare, visto che les Sept-Îles (che poi sono cinque e non sette) formano una delle più importanti riserve naturali ornitologiche in Europa. E l'Île Rouzic è l'unico punto di nidificazione europeo della sula bassana, uccello bianco con il capo giallo e i piedi neri. Quando il battello si avvicina alle scogliere dell'isola lo spettacolo è impressionante. Migliaia di questi uccelli ricoprono completamente una metà dell'isola e altri volteggiano in aria. Più di ventimila coppie di sule abitano l'isola da gennaio a settembre.


Lo spettacolo compensa la difficile convivenza con tutti gli altri turisti di mezzo mondo sul battello che si agitano, sgomitano per prendere posto, usano le loro reflex come cannoni. La crociera di due ore e mezzo intorno all'arcipelago è infatti una delle attrazioni più frequentate della Bretagna. Nei periodi di punta (luglio e inizio agosto), come quello in cui c'eravamo noi, conviene prenotare il giorno precedente il biglietto (19€ a persona) per poter scegliere l'orario o, addirittura, non rischiare di rimanere a terra. Le prenotazioni si possono fare su internet, ma anche in un qualsiasi ufficio di informazioni turistiche della zona.
La fauna ornitologica non si limita alla moltitudine di sule. Ovviamente ci sono gli onnipresenti gabbiani e, in cima ad alcuni scogli, abbiamo visto dei cormorani neri. In altre stagioni dell'anno, fino ad inizio luglio per la precisione, le specie sono più numerose. Ma se la fortuna assiste, come è successo a noi, è possibile vedere anche una foca grigia, che si mimetizza mirabilmente adagiata su uno scoglio di rocce appuntite.


Lo sbarco è vietato su tutte le isole dell'arcipelago, che sono a totale appannaggio degli uccelli, tranne una, l'Île aux Moines, dove il battello ci fa scendere per una visita di una mezzoretta. Si chiama così perchè a partire dal XV secolo ha ospitato un convento di cui adesso sono rimaste solo le rovine.


3 dicembre 2013

La costa selvaggia di Quiberon

Avete mai sentito parlare della penisola di Quiberon? Io, prima di esserci stato quest'estate, non ne avevo mai sentito parlare. Eppure è uno dei più bei posti che mi ricordo di aver visitato. Soprattutto per merito di chi era con me in quel viaggio bretone, ma anche per l'indubbia bellezza naturalistica del luogo.
La penisola di Quiberon è una striscia di terra stretta e lunga 14 km che si trova nel Morbihan, in Bretagna. L'arrivo della ferrovia alla fine del '900 ha iniziato a trasformare in turistica l'economia locale da totalmente votata alla pesca e allo sfruttamento dei prodotti del mare. E i turisti sicuramente non mancano. Noi ci siamo stati gli ultimi giorni di Luglio e, malgrado il tempo non propriamente estivo che ha accompagnato il nostro arrivo, abbiamo fatto abbastanza fatica a trovare un posto per dormire nell'omonimo paesino che si trova sulla punta meridionale.
La penisola è divisa verticalmente in due. La parte orientale, affacciata sulla baia di Quiberon, è caratterizzata da spiagge e porticcioli come una normale zona marittima. La parte occidentale, sferzata costantemente dal vento e battuta incessantemente dalle onde dell'Atlantico, è caratterizzata da frastagliate scogliere e da un paesaggio brullo senza paesini, senza case, senza alberi. Insomma una costa selvaggia, come dice il suo nome.
Partendo da Quiberon, a marcare l'ingresso nella costa selvaggia c'è lo Château Turpault, un castello arroccato sulla punta estrema della penisola. Una strada sinuosa la percorre assecondandone il profilo. Lungo la strada sono numerose le aree di sosta da sfrtuttare al massimo per non perdersi nessuno dei tanti scorci che la costa offre. Oppure c'è la possibilità di percorrerla a piedi lungo un sentiero che è tracciato sul limite delle scogliere. Non mancano alcune sparute spiaggette incastonate tra gli scogli e le falesie, alcune raggiungibili tramite sentiero. La conclusione della costa selvaggia è segnato dall'arrivo nel porticciolo di Pontivy, prima che le due coste si riuniscano in un istmo che collega la penisola al "continente".
Per concludere, eccovi un po' di foto. Per fortuna il tempo era clemente quel giorno, anche se probabilmente la tempesta aggiunge fascino al luogo.



In questa pagina gli altri post di stealthistrip: steal-this-trip.html

19 agosto 2013

Bretagna terra di storia, vento e mare. Racconto per foto. Parte 3 - Côte-d'Armor

Costa di granito rosa - Il faro di Ploumanac’h
In battello alle Sept-Îles - Île Rouzic: l'isola delle sule
Cap Fréhel - Un classico delle coste bretoni
Dinan - Il porto fluviale visto dal viadotto
Dalla cinta muraria di St. Malo - A cannonate vorresti prendere la miriade di turisti

18 agosto 2013

Bretagna terra di storia, vento e mare. Racconto per foto. Parte 2 - Finistère

I canali di Pont Aven - Paese di biscotti amato dai pittori (non per via dei biscotti)
Pointe du Raz - La fine occidentale della Francia
A Locronan - Fuori dal tempo con troppo turismo
Carantec - Vista sul Château du Taureau et l'île Louët
Cibi bretoni - Crostacei e frutti di mare

17 agosto 2013

Bretagna terra di storia, vento e mare. Racconto per foto. Parte 1 - Morbihan

Castello di Josselin - Inizio del viaggio
Porto di Locmariaquer - Durante una cena di pesce
Carnac - Allineamenti megalitici
Penisola di Quiberon - Costa selvaggia
Galette Complète - Crêpe salata bretone di grano saraceno

14 ottobre 2012

La sorgente della Loue

Sempre durante il viaggio da Roma a Canterbury, una volta sconfinato in Francia dalla Svizzera e passato Pontarlier nella regione delle montagne del Giura, ho visitato la source de la Loue.
La particolarità di questa sorgente è che il fiume sgorga da una grotta formatasi in una parete verticale alta un centinaio di metri. La sorgente si trova presso il paesino di Ouhans e si può raggiungere a piedi lungo un sentiero largo e agevole dal parcheggio che si trova facilmente seguendo i cartelli stradali. Questo luogo è stato scoperto per la prima volta in tempi piuttosto recenti (1901) ed in modo fortuito. A quanto pare, in seguito ad un incidente all'azienda di alcoolici Pernod che riversò centinaia di metri cubi di alcool puro e assenzio nelle acque. In pratica hanno scoperto la sorgente seguendo l'odore di alcool.
La Loue prosegue il suo percorso attraverso les Gorges de Nouailles, un canyon boscoso che può essere ammirato dall'alto da un belvedere all'altezza del paesino di Renédale oppure parzialmente percorso in macchina lungo la strada D67.

La sorgente della Loue

19 maggio 2012

Lione, non solo TAV

In Italia, Lione è principalmente conosciuta come terminale francese della sezione della TAV che la dovrebbe collegare a Torino e la cui opera principale è il tunnel di base in val di Susa. Per gli appassionati di calcio anche per l'OL (Olympique Lyonnais), il club più rappresentativa del calcio francese a livello europeo negli ultimi anni. Io ci sono stato qualche settimana fa (per lavoro, ma ho avuto un po' di tempo per visitarla fugacemente) e devo dire che la città ha molto da offrire anche da un punto di vista turistico.
Lione è bagnata da ben due fiumi, infatti si trova alla confluenza tra il Rodano (la foto sotto a destra) e la Saône (quella a sinistra), che formano nel centro della città la Presqu’île, ovvero la quasi isola.


La città è stata fondata dai Romani nel 43AC col nome di Lugdunum e ancora oggi si possono ammirare alcuni resti, tra cui spiccano quelle sulla collina della Fourvière. Nella foto sottostante il teatro.


La collina della Fourvière si trova a due passi dal centro, ma ovviamente sono due passi in salita. Come mezzo alternativo c'è una funicolare, integrata nel sistema dei trasporti cittadino, che porta fino alla sommità, dove si trovano una basilica del diciannovesimo secolo e una torre metallica del tutto simile alla più famosa Torre Eiffel, ma molto più piccola.

La basilica della Fourvière e la torre viste dal lungo Saône

Panorama dalla collina della Fourvière

Ai piedi della Fourvière si trova la vecchia Lione, il quartiere più turistico della città, composto da strette e colorate stradine in pavé. Una delle caratteristiche peculiari del centro storico di Lione sono i traboules, passaggi pedonali che, attraverso edifici e cortili interni, collegano due vie adiacenti. Malgrado siano spesso parte di proprietà privata (passaggi verso gli ingressi di abitazioni), molti sono aperti al pubblico e sono diventati attrazione turistica.
Altra caratteristica della città vecchia (ma anche di altre parti della città, come la Presqu’île) sono i bouchons, i tipici ristoranti lionesi. La cucina dei bouchons non ha niente a che fare con la tipica nouvelle cuisine francese tutta presentazione e poca sostanza, ma assomiglia più a quella delle nostre trattorie. Piatti tipici includono le frattaglie (trippa ed affini) cucinate in vari modi, il boudin noir (insaccati a base di sangue di maiale), la testa di vitello, il gratin dauphinois (un contorno leggerino a base di patate, pancetta, panna...), formaggi vari eccetera.
Il quartiere della Presqu’île è il cuore commerciale e borghese di Lione. Le strade sono più ampie, così come le piazze: Place Bellecour è la piazza completamente pedonale più larga d'Europa, a quanto pare. Nella zona intorno a Place des Terreaux si trovano l'Opera e l'Hôtel de Ville.
Un'altra collina si erge al limite settentrionale della penisola racchiusa tra i due fiumi: la Croix-Rousse. Il quartiere nasce con il trasferimento dalla città vecchia dei lavoratori della seta nel diciannovesimo secolo. Caratteristici anche di questo quartiere sono i traboules insieme con le scalinate e le strade pedonali in salita (tra tutte la Montée de la Grande Côte, nella foto sotto a destra) che portano fino alla cima della collina. Numerosi sono i punti panoramici da cui si può vedere la città sottostante (come nella foto sotto a sinistra) e la dirimpettaia collina della Fourvière.

Tra i notabili nativi di Lione (a cui la città ha dedicato un affresco monumentale chiamato Fresque des Lyonnais), segnalo lo scrittore Antoine de Saint-Exupéry, il fisico Ampère e gli inventori del cinema, i fratelli Lumière a cui la città ha dedicato un museo.
Concludo annotando l'efficiente sistema di trasporti cittadino, diviso fra quattro linee di metropolitana, tram, filobus, autobus e due funicolari. Le macchinette automatiche, agli ingressi della metro o alle fermate del tram, vendono biglietti singoli, carnet da dieci biglietti o biglietti giornalieri.

Visto il recente trasloco dei post di viaggio aggiungo il link alla pagina che li riassume: http://stb-09.blogspot.com/p/steal-this-trip.html