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21 novembre 2013

Sutri e il tufo

Sutri è un paesino di sei mila anime lungo la via Cassia in provincia di Viterbo, a metà strada tra il lago di Bracciano e quello di Vico ed è stata una delle prime tappe del viaggio che feci un paio di estati fa lungo la via Francigena.


L'elemento che caratterizza questa cittadina è il tufo, roccia vulcanica utilizzata nelle costruzioni fin dai tempi degli etruschi e dei romani. Il paesino stesso sorge su un promontorio di tufo e il monumento principale, un anfiteatro romano risalente al I secolo avanti Cristo, è scavato completamente nel tufo.


Caratteristica è anche la chiesa della Madonna del Parto, anch'essa scavata completamente nel tufo, tanto che si trova all'interno di una parete di roccia di una collinetta. Risalente al XIII secolo, è stata probabilmente costruita su un tempio romano riadattato al culto cristiano. Purtroppo, quando sono passato io era chiusa e non sono riuscito a visitarla all'interno.


Scavate nel tufo sono anche le 64 tombe romane che formano quello che resta della necropoli dell'antica città di Sutri e che sono visibili lungo la via Cassia, anche se non in ottime condizioni, visto che sono state saccheggiate e utilizzate nei modi più svariati nel corso dei secoli. L'insieme di questi monumenti sono racchiusi nel Parco urbano dell'antichissima città di Sutri e si trovano a pochi passi dal centro del paese dall'altra parte della Cassia.
Ma vale la pena anche fare quattro passi, in salita visto che si trova su un promontorio di tufo, per il paesino vero e proprio che è molto piacevole e pittoresco, come si dice in questi casi.


Vai qui per gli altri post di viaggio: stb-09.blogspot.com/p/steal-this-trip.html

9 settembre 2013

La storia più famosa del rock ovvero il Casinò di Montreux

Il 4 dicembre 1971 i Deep Purple erano a Montreux, sul lago di Ginevra. Il giorno seguente avrebbero dovuto iniziare le registrazioni di un disco (quello che poi sarebbe diventato Machine Head) utilizzando il Rolling Stone Mobile Studio nel complesso del Casinò di Montreux.
We all came out to Montreux,
On the Lake Geneva shoreline,
To make records with a mobile.
Quella sera Frank Zappa con i Mothers of Invention suonavano al Casinò, che ormai da qualche anno era uno delle principali venue europee per la musica dal vivo ed ospitava anche il famigerato Montreux Jazz Festival.
Frank Zappa and the Mothers,
Were at the best place around.
All'improvviso, durante un solo di uno dei musicisti di Zappa, uno spettatore sparò con una pistola di segnalazione verso il soffitto del locale. Il locale prese fuoco.
But some stupid with a flare gun,
Burned the place to the ground.
L'intero Casinò fu distrutto dalle fiamme dell'incendio. E con lui anche gli strumenti dei musicisti.
They burned down the gambling house,
It died with an awful sound.
Claude Nobbs, fondatore e direttore del Festival, aiutò numerosi ragazzi che si erano riparati all'interno del Casinò tentando di ripararsi dalle fiamme e li portò fuori.
Funky Claude was running in and out,
Pulling kids out the ground.
I Deep Purple, quindi, rimasero senza un luogo dove poter registrare il loro album, con il tempo a loro disposizione che stava terminando.
When it all was over,
We had to find another place.
But Swiss time was running out,
It seemed that we would lose the race.
Alla fine, i Deep Purple si stabilirono nel semivuoto Grand Hotel di Montreux e lì registrarono il loro disco.
We ended up at the Grand Hotel,
It was empty cold and bare.
But with the Rolling truck Stones thing just outside,
Making our music there.
Non c'è bisogno che dica di che canzone sto parlando. C'è solo da dire che il titolo e il ritornello sono accreditati a Glover e si riferiscono alla visione avuta dalla band dal loro hotel dell'incendio e del fumo che si propagava sul lago di Ginevra su cui il Casinò si affacciava.
Smoke on the water and fire in the sky

Devo aggiungere che, l'estate scorsa, durante il mio viaggio in macchina lungo la Francigena passavo dalle parti di Montreux e non ho potuto evitare di fermarmi per portare tributo ad uno dei luoghi che ha fatto la storia del rock. Beh, alla sua versione ricostruita.


A parte per questo motivo e per la statua di Freddy Mercury, Montreux si limita ad essere un posto di villeggiatura sul lago per gente a cui i soldi escono dagli orecchi.


Per gli altri post di stealthistrip: stb-09.blogspot.com/p/steal-this-trip.html
E per i pochi sui significati dei testi rock: stb-09.blogspot.fr/rock song facts

1 maggio 2013

Les Gorges du Durnand

Ci sono diversi motivi per cui, quando faccio dei viaggi on the road, prediligo farli percorrendo le strade secondarie, dove puoi permetterti di viaggiare con lentezza e tranquillità. Uno di questi è che hai la possibilità di modificare il percorso in ogni momento in base all'ispirazione dettata dalla strada.
In questo modo, durante il viaggio che ho fatto la scorsa estate lungo la via Francigena, ho scoperto Les Gorges du Durnand, una stretta gola con cascate in una valle delle Alpi Svizzere.
Sto scendendo il Colle del Gran San Bernardo e, poco prima di arrivare a Martigny, vedo un cartello marrone di quelli con il simbolo di attrazione turistica che indica una svolta sulla sinistra per queste gorges. Non ci penso due volte e dirigo le ruote verso quella strada in salita.
Punto di partenza della visita è un ristorante dove si deve pagare qualche franco per l'accesso al sentiero in modo da consentire il mantenimento dello stesso. Chiaramente, non avendone mai sentito parlare prima, non so cosa aspettarmi. Quello che mi trovo davanti è una scalinata in legno aggrappata non si sa come alla nuda roccia.

Il camminamento, realizzato per la prima volta nel 1877 e rinnovato cento anni dopo, è indubbiamente spettacolare. Il rombo delle 14 cascate in successione che attraversano la gola contribuisce al fascino del luogo. Certo è che se, come nel caso del sottoscritto, si soffre di vertigini, la vista dello strapiombo sottostante tra uno scalino e l'altro deconcentra leggermente dal panorama circostante. La salita, con un dislivello di 200m, l'ho fatta con molta circospezione, arreggendomi una volta al parapetto e l'altra alla roccia. La discesa, invece, è più tranqullamente in mezzo al bosco. In un'oretta il percorso completo può essere portato a termine.
Malgrado l'angoscia con cui sono salito per quelle scalette, la deviazione dal percorso prestabilito è comunque stata ampiamente ripagata dalla scoperta di queste cascate. In conclusione, metto il link dove è possibile trovare informazioni aggiuntive, localizzazione, eccetera: www.gorgesdudurnand.ch

7 aprile 2013

Cappella della Madonna di Vitaleta

La val d'Orcia, per chi non lo sapesse, è una delle parti più belle della Toscana. Colline, filari di cipressi, strade bianche, paesini caratteristici e tanto altro. Io, per la prima volta, sono stato in val d'Orcia la scorsa estate, in una delle prime tappe del viaggetto in macchina Roma-Canterbury.
Uno dei luoghi più caratteristici della val d'Orcia e che spesso appare come "manifesto" della zona è la cappella della Madonna di Vitaleta. Isolata su una collina poco lontano dalla SS146 che collega Pienza a San Quirico d'Orcia, risalirebbe almeno al sedicesimo secolo, anche se è stata restaurata all'aspetto attuale alla fine dell'ottocento.



Raggiungerla non è affatto facile, malgrado si veda chiaramente lungo la strada. Per semplificare metto l'ubicazione: qui su google maps.
Io ci sono arrivato prendendola alle spalle, percorrendo una strada bianca e lasciando la macchina a 500m di distanza più o meno. Era pieno Agosto. Verso l'una. Il sole bruciava e il caldo era asfissiante. Fare anche solo quei pochi metri era molto faticoso. Ma ne è valsa la pena. La calma e la pace regnavano sovrane. Non c'era un'anima viva e mi son potuto godere il luogo in assoluta solitudine. Almeno fino a quando un daino (o qualunque cosa di simile fosse) non ha attraversato il campo bruciato dal sole di fronte alla chiesetta a pochi metri da me.

2 novembre 2012

Civita di Bagnoregio

Questo borgo, situato nell'Alto Lazio, ha una particolarità che lo rende molto probabilmente un esemplare unico al mondo. Per via dell'erosione del territorio circostante si trova ad essere posizionato su un promontorio completamente isolato. L'unico legame con la "terra ferma" è uno stretto e lungo ponte costruito negli anni '60. Malgrado questo cordone ombelicare, il soprannome del borgo è: "la città che muore". In effetti il conto degli abitanti si fermerebbe a 8, a quanto pare. Ma da un punto di vista turistico Civita è tutt'altro che morta. Io ci sono stato quest'estate, nei primi giorni del mio viaggio da Roma a Canterbury.


La valle che circonda Civita, erosa dalle acque e dalle intemperie, ha un aspetto quasi lunare.  Ma il borgo ha tutte le caratteristiche tipiche di quelli del centro Italia tra Umbria, Toscana e Lazio: le casette in pietra, gli stretti viottoli e molta tranquillità. Le torme di turisti non mancano, soprattutto in piena estate quando ci sono stato io, ma almeno non c'è l'ombra di automobili. Quelle vanno lasciate all'altro capo del ponte visto che, anche volendo, non ci passerebbero.


Le origini del borgo risalgono all'epoca etrusca mentre lo spopolamento risale ai secoli diciassettesimo e diciottesimo quando alcuni terremoti conclusero l'opera portata avanti dall'erosione. L'arrivo dei turisti non so a quando risale, ma contemporaneamente sono fioriti bar, ristoranti e perfino un paio di alberghi, b&b o quello che sono. Niente male per un paese che dovrebbe essere morto.


14 ottobre 2012

La sorgente della Loue

Sempre durante il viaggio da Roma a Canterbury, una volta sconfinato in Francia dalla Svizzera e passato Pontarlier nella regione delle montagne del Giura, ho visitato la source de la Loue.
La particolarità di questa sorgente è che il fiume sgorga da una grotta formatasi in una parete verticale alta un centinaio di metri. La sorgente si trova presso il paesino di Ouhans e si può raggiungere a piedi lungo un sentiero largo e agevole dal parcheggio che si trova facilmente seguendo i cartelli stradali. Questo luogo è stato scoperto per la prima volta in tempi piuttosto recenti (1901) ed in modo fortuito. A quanto pare, in seguito ad un incidente all'azienda di alcoolici Pernod che riversò centinaia di metri cubi di alcool puro e assenzio nelle acque. In pratica hanno scoperto la sorgente seguendo l'odore di alcool.
La Loue prosegue il suo percorso attraverso les Gorges de Nouailles, un canyon boscoso che può essere ammirato dall'alto da un belvedere all'altezza del paesino di Renédale oppure parzialmente percorso in macchina lungo la strada D67.

La sorgente della Loue

24 settembre 2012

Romainmôtier e il Dent de Vaulion

Come ho scritto qualche post fa, quest'estate, dopo una serie di eventi travagliati, ho fatto un viaggetto in macchina da Roma a Canterbury. Più o meno a metà del viaggio, ho attraversato un pezzetto della verde Svizzera.
Scavalcate le Alpi e oltrepassato il lago di Ginevra, sono arrivato nella regione del Jura svizzero, dove mi sono imbattuto nel paesino di Romainmôtier. Poco più di due strade in croce e circa quattrocento anime, sorge intorno all'abbazia cluniacense in stile romanico risalente alla fine del X secolo.

Abbatiale de Romainmôtier
Per arrivare all'abbazia dalla strada principale si passa sotto una torre campanaria il cui orologio ricorda al visitatore che le temps fuit.

Torre dell'orologio
All'interno della cinta di palazzi che racchiude l'abbazia c'è anche la Maison du Prieur, una sorta di castelletto medievale, che ospitò nel XVI secolo il matrimonio tra la figlia dell'imperatore d'Austria e Filiberto di Savoia. Oggi ospita un ristorante e una sala da té (immagino non particolarmente a buon mercato).

Maison du Prieur
In conclusione Romainmôtier è un paesino molto pittoresco, come si suol dire, che merita una visita se si è di passaggio da quelle parti. In paese c'è un solo albergo, il Saint Romain, molto caratteristico e arredato in maniera molto particolare (non sono un esperto in arredamenti, eh).
Dopo Romainmôtier, prendendo la Route de Vaulion e passando l'omonimo paesino, si incontra la deviazione per il Dent de Vaulion. In automobile si può arrivare quasi fino in cima a questo monte di 1500m che, in una giornata chiara, offre una vista a 360° su tutto il magnifico panorama circostante. Dai vicini laghi di Joux e Brenet, al lago di Neuchâtel e fino al Monte Bianco ed alle Alpi che sovrastano il Lago di Ginevra. Da non perdere, a patto di essere fortunati con il tempo atmosferico.

Lac de Joux e Lac Brenet dal Dent de Vaulion


Panorama delle Alpi (sullo sfondo) e del Lago di Ginevra (tra la nebbia) dal Dent du Vaulion

15 settembre 2012

Altre cose interessantissime che mi sono successe nel mio breve viaggio on the road

Bestie feroci
  • Durante il viaggio mi sono imbattuto in numerosi animali selvatici più o meno ai bordi della strada tra cui: un paio di caprioli (uno in val d'Orcia e uno, nella foto sottostante, in Garfagnana), una volpe sul bordo della strada da qualche parte in Francia, un uccello rapace che si è messo a volare per un centinaio di metri accanto alla mia macchina nelle Alpi svizzere, la solita marea di gabbiani sulla Manica.

Il pittore
  • Dalle parti di Pontremoli ho pernottato in una specie di agriturismo in un paesino sperdutissimo di nome Oppilo. L'atmosfera era molto conviviale, il gestore e famiglia molto amichevoli. Dopo cena si è sviluppata una interminabile discussione tra me, il gestore, un milanese e due ciociari. Il milanese, ospite dell'agriturismo con la moglie e cliente abituale, ha cercato a lungo di convincermi di abbandonare il lavoro a Parigi ancora prima di iniziare perchè i francesi ed in particolare i parigini sono cafoni e provinciali (conclusione che si basava su un periodo di tempo passato a Marsiglia una cinquantina di anni fa). Sarei dovuto andara a Londra o a New York. Oppure a lavorare per suo figlio ingegnere che, a quanto pare, ha inventato il sistema a finestre nei computer e il GPS. Alla fine viene fuori che il milanese è un pittore ed la mattina successiva, prima che io partissi, mi regala e mi autografa un libro dedicato alle sue opere (che io ho aperto per la prima volta mentre stavo scrivendo questo post). 
  • http://www.agriturismofilippitoscana.it
  • http://www.antoniotonelli.it/index.htm
Vertigini
  • Mentre percorrevo la strada che mi portava dal Passo del Gran San Bernardo al Lago di Ginevra, noto un cartello turistico con l'indicazione per le Gorges du Durnand. Gorge in francese sta per gola scavata da un fiume o canyon. Non ne avevo mai neanche sentito parlare, ma mi sono fatto ispirare dal momento, che è un po' il senso di un viaggio on the road senza tappe fisse decise in partenza. Ma veniamo al dunque. Da piccolo (o almeno fino a qualche anno fa) non soffrivo di vertigini. Adesso sì. Non so come e quando sia iniziato. Nulla di invalidante, ma un senso di malessere di fronte ad ogni altezza significativa. Bene. Per visitare questo canyon ho dovuto intraprendere questo percorso in legno e a scale, attaccato con lo sputo ad una parete verticale a strapiombo sul torrente tuonante (vedi foto sotto). La visita vale la pena e lo scenario naturale è molto bello, ma arrivato in cima ero piuttosto contento che il supplizio fosse terminato.
  • http://www.gorgesdudurnand.ch 

Esibizionismo
  • Francia. Tra il confine con la Svizzera e Besançon. Mi fermo in una piazzola lungo una strada panoramica che si inoltra nella gola formata del fiume Loue per fare qualche fotografia. Dopo essere rientrato in macchina, mentre scrivo luogo e soggetto della fotografia, parcheggia davanti a me una macchina con targa svizzera. Scendono un uomo sulla settantina e una donna sulla quarantina. L'uomo va a vedere il panorama. La donna rimane accando alla macchina, proprio di fronte a me, e si sfila da sotto la gonna le mutande. La gonna era lunga e quindi non s'è visto niente. Lo fa con molta naturalezza e come se fosse la cosa più ovvia del mondo. Poi le tiene in mano e raggiunge il compagno di viaggio. Io accendo la macchina e me ne vado. Una delle cose più surreali a cui abbia mai assistito.
Colazione
  • Negli alberghi francesi vale la simpatica usanza che la colazione non sia compresa nel prezzo, ma te la vendono a peso d'oro (anche una decina d'euro). Ovviamente io ho sempre rinunciato, andando a comprare brioches o pain au chocolat nelle boulangeries (a meno di un euro) e succo di frutta al supermercato. Nel B&B di Canterbury mi sono rifatto con una full english breakfast con tanto di uovo con bacon, prosciutto, fagioli, funghi e tutto il resto. Fra l'altro, durante questa colazione, ho anche intrattenuto una simpatica conversazione con un signore tedesco, in viaggio solitario come me, e l'ho convinto della superiorità delle strade secondarie e del viaggiare con lentezza rispetto alle autostrade. Mi ha promesso che avrebbe seguito il mio consiglio per il prosieguo del suo viaggio.

9 settembre 2012

In macchina lungo la Via Francigena

Nei mesi conclusivi del mio dottorato in Belgio avevo a lungo programmato per quest'estate un viaggio sulla strada molto ambizioso. Una serie di situazioni e contrattempi ha fatto sì che il viaggio programmato fallisse. Un po' per caso, mentre raccoglievo i cocci del fallimento, mi sono imbattuto, non mi ricordo se sul web o in una qualche libreria, nel percorso della Via Francigena. La Via Francigena è un antico percorso di pellegrinaggio (o forse sarebbe meglio dire una serie di percorsi di pellegrinaggio) che collegava varie località europee con Roma. L'itinerario più conosciuto è quello di Sigerico, arcivescovo di Canterbury del X secolo, che lo percorse di ritorno dall'Urbe verso la città inglese. Lui lo fece a piedi in 79 giorni. Io l'ho fatto in macchina e me ne sono bastati una dozzina.
Ovviamente niente di religionso nel mio viaggio, ma un percorso tra paesaggi e luoghi molto diversi e attraverso quattro paesi: Italia, Svizzera, Francia e Inghilterra.
Ecco un riassunto fotografico del viaggio (alcune foto già postate in precedenza, altre nuove):
i laghi dell'Alto Lazio

 
le colline della Toscana


gli Appennini


la monotonia interrotta dalle città della Pianura Padana


le Alpi della Valle d'Aosta


il verde della Svizzera


i fiumi e le gole della Franche-Comté


le vigne e le città della Champagne


i luoghi della Grande Guerra nel nord della Francia


il canale della Manica e il Kent


Prossimamente, quando avrò tempo e voglia, vedrò di dedicare qualche post ad alcuni luoghi specifici incontrati durante questo viaggio che si meritano particolare attenzione.