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4 giugno 2014

Wow!

SETI sta per Search for Extra-Terrestrial Intelligence e, si può intuire dal nome, è un programma di ricerca diffuso atto a cercare segnali di vita intelligente extraterrestre. Sostanzialmente si tratta di cercare segnali radio artificiali provenienti dallo spazio che indicherebbero l'esistenza di qualcuno che li ha emessi, ovvero l'esistenza di alieni. Il termine diffuso va inteso nel senso di distribuito su progetti diversi e non necessariamente coordinati portati avanti da diverse strutture di ricerca, principalmente americane (ma non solo, anche l'osservatorio radioastronomico di Medicina in provincia di Bologna ne fa parte). SETI ebbe inizio negli anni '60 e va avanti ancora oggi (anche se attualmente si tratta principalmente di progetti che si svolgono nel background dell'attività di ricerca principale), ma non ha trovato nessuna prova scientifica dell'esistenza di vita intelligente extraterrestre.
Jerry Ehman aveva lavorato come ricercatore al radio-osservatorio della Ohio State University fino al 1972 quando il congresso decise di tagliare i fondi destinati alla ricerca di radio segnali (naturali) extragalattici. Da quel momento in avanti, Ehman si dedicò in parte, come volontario, immagino insieme ad altri ricercatori, al progetto SETI della Ohio State.
Il 15 Agosto 1977, controllando i dati nel computer collegato al radiotelescopio, si rese conto che lo strumento aveva misurato un forte segnale che aveva tutte le caratteristiche che un segnale extraterrestre artificiale avrebbe dovuto avere (non mi sembra il caso di stare qui ad elencarli). Pieno di stupore, con una penna rossa, cerchiò il codice relativo al segnale stampato su un foglio e accanto scrisse "Wow!". Questo segnale, di cui ancora oggi non c'è spiegazione, è noto come Wow! signal.


Il codice è piuttosto semplice. Numeri crescenti da 1 a 9 significano crescente intensità del segnale in termini di rapporto segnale rumore. Dopo il 9, si passa alle lettere. Per cui A vale come 10, B come 11 e così via. La provenienza del segnale non è stata individuata univocamente, ma è comunque situata nella costellazione del Sagittario e la stella visibile più vicina è Tau Sagittarii, che si trova a 122 anni luce dalla terra.
Sfortunatamente, niente di simile al segnale Wow!, malgrado le numerose ossevazioni nei minuti, nei mesi e negli anni successivi, è stato mai più misurato provenire da quell'angolo di cielo. Perchè una misura sia scientificamente affidabile deve necessariamente essere ripetibile e in assenza di questa ripetibilità, solo speculazioni possono essere fatte al riguardo. In conclusione, ad oggi, l'origine aliena del segnale non è possibile né provarla né smentirla (malgrado alcune ipotesi alternative sulla sua origine siano state formulate). In ogni caso, si tratta sicuramente della cosa più vicina mai esistita ad un contatto con una civiltà extraterrestre.

3 marzo 2014

Il cambogiano

Avevo già fatto un brevissimo campionario di ingegneri quando ero ancora in Belgio:
Visto che a breve me ne andrò da Parigi, è il momento adatto per parlare di alcuni esemplari che ho incontrato in quest'anno e mezzo di zoo ingegneristico. Con la raccomandazione di non avvicinarglisi troppo. Non sono aggressivi, ma non posso escludere che siano infettanti.

Ci sono un cinese, un indiano e un cambogiano. No, non è una barzelletta. É il mio ufficio. Oggi voglio parlarvi di Lin, il cambogiano. La vita del cambogiano è avvolta in un alone di mistero e odore di mais rancido. Di lui non so nulla tranne quello che ho potuto osservare in questi diciotto mesi di convivenza d'ufficio. Raramente ci siamo rivolti la parola ed è sempre stato per questioni strettamente contingenti del tipo: "anche a te non funziona la rete?". Tanto per farvi capire, il nome non me l'ha detto lui, sono andato a cercarlo sul sito del dipartimento. Non so quanti anni abbia. Non so di preciso di che gruppo faccia parte all'interno del dipartimento. Non so esattamente su cosa lavori. Nessuno nel dipartimento mi ha mai parlato di lui. Tutto quello che so su di lui o l'ho visto con i miei occhi o l'ho sentito con i miei orecchi (anche se spesso non avrei voluto).
  1. Il cambogiano fa colazione con il mais in lattina. Non sempre. Alcune mattine, verso le dieci, prende in mano la lattina di mais e s'infila i chicchi in bocca a forchettate. I rumori che fa ingerendolo rende improprio l'utilizzo del verbo mangiare. Sono più adatti risucchiare e biascicare. Rumorosamente (sia il riuscchio che il biascichio). Per vostra fortuna non ho la possibilità di farvi sentire registrazioni audio. Ma tengo a precisare che sono costanti relative a qualsiasi cosa che ingerisca, non solo al mais. Vi assicuro che è una cosa che, dopo un po', fa uscir di testa. Ma mai come fa uscire di testa il puzzo di mais in scatola che si sparge per l'ufficio dopo che ha finito di ingurgitarlo.
  2. Il cambogiano va a pranzo alle undici e mezzo. Quindi forse il mais è solo un antipasto. (Alla stessa ora va a pranzo anche il cinese e a volte vanno insieme. Ignoro se insieme ad altra gente.)
  3. Il cambogiano spesso si appisola in ufficio, con la testa sulla scrivania. Succede sia di mattina che di pomeriggio. In realtà tutti tranne me nel mio ufficio si fanno delle gran dormite. Ma nessuno con la frequenza del cambogiano. Una volta mi è capitato di andare a lavoro il sabato perchè avevo del lavoro da finire e l'ho trovato in ufficio. Dormiva. In ufficio, un giorno non lavorativo. Quello che differenzia sostanzialmente il cambogiano dagli altri due quando dormono è che a volte il cambogiano russa.
  4. Alcuni pomeriggi, verso le cinque, un suo amichetto cambogiano (suppongo) viene a trovarlo in uffcio. Non so da dove arrivi. Certamente da fuori perchè ha borsa e giubbotto. Il suo amichetto è sempre sorridente, al limite dell'instupidimento. Quando entra in ufficio saluta solo me. Non l'indiano. Non il cinese. Si siede accanto al cambogiano e stanno a ridacchiare o a guardare lo schermo del computer, ma principalmente a non fare niente. A volte al posto del cambogiano sorridente viene un altro cambogiano, ma le dinamiche tra i due non cambiano.
  5. Non ho mai visto il cambogiano rivolgere la parola all'indiano e viceversa.

28 settembre 2012

ParigiAsia

Fuori dalla finestra del mio nuovo ufficio, sotto i costanti rumori del traffico, si sente un'ininterrotta melodia molto parigina che sembra venire da una fisarmonica.
Insieme a me nell'ufficio ci sono: un indiano, un cambogiano e un cinese. Praticamente tutto l'estremo oriente rappresentato. Il cinese rutta che è una meraviglia.

5 luglio 2012

Tablet

Dedicato a tutti quelli che si credono dei geek o dei geni della tecnologia solo perchè sanno far funzionare il proprio tablet.



Anche i bonobo li sanno usare.
Per chi fosse interessato, QUI l'articolo (in inglese) sui bonobo e cosa ci fanno con i tablet.

29 novembre 2011

Il mio vicino

Il mio vicino di scrivania è il secondo esemplare di questo post che scrissi un po' di tempo fa. Oggi è arrivato a mezzogiorno e mezzo con una baguette in mano. Si è messo a tagliare la baguette e per non far briciole per terra l'ha fatto sopra la scatola dove gettiamo la carta per la raccolta differenziata. Non nel cestino, perchè altrimenti sarebbe stato troppo normale. Poi si è messo a spalmarci sopra una schifezza tipicamente belga che in parole povere è carne macinata cruda opportunamente preparata. Una cosa che se la conosci la eviti e se non la conosci ti uccide. Ovviamente, conclusa l'operazione, si è mangiato il sandwich. Come se fosse la cosa più normale del mondo. Come se al pian terreno non ci fosse la cafét dove tutte le persone normali che si portano il pranzo da casa mangiano.
Ma le mirabolanti avventure di questo splendido esemplare di ingegnere non sono finite qui. Più tardi, nel primo pomeriggio, ne combina un'altra delle sue. La prof con cui fa il dottorato si affaccia alla porta e gli ricorda che il meeting che avevano fissato sta iniziando (nella stanza di fronte alla nostra). Lui risponde che arriva subito. Passano cinque minuti e la prof si affaccia di nuovo alla porta con sguardo interrogativo. Nessuna reazione da lui. "Guarda che stiamo aspettando te!" gli dice la prof. Lui ovviamente casca dalle nuvole. E solo di fronte all'evidenza si rende conto che è adesso che deve alzarsi ed attraversare il corridoio per prendere parte a quello stramaledetto meeting.




13 ottobre 2011

Se n'è andato un uomo che ha rivoluzionato l'informatica

No, non sto parlando di quel piazzista di Steve Jobs. Qualche giorno fa è morto Dennis Ritchie. E' stato il padre del C, pietra miliare dei linguaggi di programmazione (sia Windows che Mac OS sono parzialmente scritti in C, per quanto ne so), ed ha avuto un ruolo fontamentale nello sviluppo di UNIX, sistema operativo che ha dato vita ad una serie larghissima di figli e figliastri (tra cui il più famoso è Linux) ampiamente utilizzata soprattutto in ambito scientifico.
Io non sono uno smanettone nè un geek informaitico. Per me l'informatica è semplicemente un fondamentale strumento di lavoro. Il C è il linguaggio di programmazione con cui lavoro e i programmi che scrivo li eseguo su delle UNIX stations. Insomma chiunque abbia a che fare con l'informatica per lavoro deve moltissimo a Ritchie, che sta a Steve Jobs come l'inventore degli antibiotici sta all'inventore delle pillole dimagranti.

28 luglio 2011

Malattia rara


7 luglio 2011

Ingegneri e galline

Tempo fa, sulla rivista della più importante associazione di ingegneri elettronici, mi sono imbattuto in un articolo piuttosto singolare (spero di non averne già fatto un post al riguardo in passato, adesso mi viene il dubbio, maledetta memoria).
Il titolo era (traduco dall'inglese per semplicità):
Quando i polli attaccano
Un sistema computerizzato è in grado di dire quando le galline hanno l'omicidio in testa

21 giugno 2011

Ingegneri: breve campionario

Esemplare numero 1.
Francese, dottorando, fa parte del mio gruppo, 28 anni. Spesso quando vado per conferenze dividiamo la stanza. Appena ha un attimo libero apre il PC. Per lavorare.
Come saprete negli alberghi non vanno più di moda le chiavi tradizionali, ma le carte magnetiche. Queste carte non servono solo per aprire la porta, ma vanno anche infilate nell'apposita fessura, una volta entrati, per poter accendere le luci. Quando dividiamo la stanza, visto che abbiamo abitudini differenti e non andiamo a giro sempre insieme, abbiamo due carte, una ciascuno. E' capitato che avesse la sua carta nella fessura e dovesse uscire prima di me. Chiaramente se prendesse la sua carta e se ne andasse direttamente io dovrei alzarmi e andare a mettere la mia per non rimanere al buio. Quindi gli do la mia e gli dico di prendere quella. Lui cosa fa? Prende la mia carta, leva la sua dalla fessura e ci mette la mia. E poi se ne va con la sua carta. Questo è successo più di una volta, in alberghi diversi di città diverse. Riuscirò a fargli capire prima della fine del dottorato che le carte sono identiche? 

Esemplare numero 2.
Belga, dottorando, è nel mio ufficio ed ha la scrivania accanto alla mia, ma fa parte di un altro gruppo, fresco di laurea. Devo premettere che i belgi non sono un popolo famoso per l'arguzia. Questo ragazzo, però, sembra sempre cadere dalle nuvole. Ha l'aria sorpresa anche quando uno lo saluta.
Nel palazzo del nostro dipartimento hanno deciso di ristrutturare un'ala. Per il momento hanno spostato gli occupanti di quegli uffici in un'altra ala del palazzo e hanno completamente vuotato i suddetti uffici. Niente più mobili, nè scrivanie, nè altro. Vuoti. Completamente. Tubi che penzolano, polvere e sporco sui pavimenti. Insomma scenario post-apocalittico. Una delle persone che è stata cambiata d'ufficio è la tecnica informatica. Un altro ragazzo nel nostro ufficio chiede all'esemplare n°2 se sa qual è il nuovo ufficio della tecnica informatica.
E. n°2 (con espressione stupita): - Ah, l'hanno spostata di ufficio? Ecco perchè non l'ho trovata l'altro giorno quando sono andato a cercarla.
L'altro ragazzo, incredulo, lo guarda. Poi guarda me. Io guardo lui e poi guardo l'esemplare n°2.
Altro ragazzo: - Ma...stanno facendo dei lavori. Hanno trasferito tutti. Non hai visto che tutti gli uffici sono completamente vuoti e spogli?
E. n°2 (con espressione stupita): - Beh in effetti mi era sembrato un po' strano. Ma pensavo fossero tutti in vacanza.
Gelo nella stanza. Sguardi increduli.