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25 marzo 2012

Bruxelles: città di chocolatiers

Come prima cosa mi tocca scrivere che ho tribolato non poco a trovare il titolo per questo post. Semplicemente perchè non sapevo che articolo mettere davanti a chocolatier. In italiano si direbbe: i cioccolatai. Ma i chocolatiers (i sciocolatié) suona male. Quindi forse meglio gli chocolatier. Alla fine ho deciso di trovare un titolo che mi consentisse di eliminare del tutto l'articolo.
Il Belgio, dal punto di vista gastronomico, è famoso per poche cose: la birra, i waffels, le french fries (che a quanto pare dovrebbero chiamarsi belgian fries) e, per l'appunto, il cioccolato. In particolare, il Belgio è famoso per le praline (ovvero cioccolatini, non so bene quale sia la differenza o se ce ne sia una), inventate da Jean Neuhaus, chocolatier belga di origine svizzera, agli inizi del 1900. Visto l'improvviso ed inaspettato arrivo della primavera, ieri pomeriggio ho fatto un salto a Bruxelles fermandomi a fare qualche foto ad alcuni negozi di chocolatier.
Mi sembra logico, a questo punto, iniziare la rassegna proprio da Neuhaus, azienda fondata nel 1857 e, come detto, detentrice della paternità sulle praline. A quanto pare, alla famiglia Neuhaus si deve anche l'invenzione della scatola per praline nel 1915. Fino a quel momento erano vendute in coni di carta. Oggi la Neuhaus ha 1500 negozi in 50 paesi, distribuiti in tutti e 5 i continenti.  (www.neuhaus.be)


Altrettato famoso ed internazionale è Godiva, chocolatier fondato nel 1926 e che prende il nome dalla leggendaria Lady Godiva. Anche in questo caso si tratta di un produttore industriale, forse anche più di Neuhaus, tanto che nel '67 passò in mani americane e adesso è posseduta da un gruppo turco. I negozi sono sparsi in tutto il mondo, ma i più caratteristici sono chiaramente quelli di Bruxelles, come quello nella Grand Place o quello davanti al Manneken Pis, dove si possono comprare i caratteristici coni di fragole ricoperti di cioccolato. (www.godiva.be)


Poi c'è Pierre Marcolini, giovane chocolatier belga, vincitore di numerosi premi. Ha aperto i suoi primi negozi a Bruxelles nella seconda metà degli anni '90 e adesso, oltre a quelli in Belgio, può vantare punti vendita in Giappone, a New York, a Parigi e in Kuwait. Marcolini è sicuramente lo chocolatier più alla moda, quello che punta maggiormente sulla ricercatezza estetica dei suoi prodotti. Altrettanto ricercata è la cura dedicata alle materie prime. Il tutto fa sì che probabilmente sia anche quello più caro. (www.marcolini.be)


Insieme ai grandi nomi, esistono anche chocolatier di più piccole dimensioni ma non senza tradizione, come Mary in Rue Royale, fondato nel 1919 da Madame Marie Delluc. (www.marychoc.com)


Ovviamente la gamma di chocolatiers non si esaurisce con questi quattro nomi che ho proposto, ma ce ne sono molti altri: Leonidas tra le grandi catene o Frederic Blondeel tra quelli più artigianali. Quello che c'è di sicuro è che le praline sono uno dei migliori motivi per visitare Bruxelles.


7 dicembre 2011

Saint Nicolas

Ieri, 6 Dicembre, era Saint Nicolas (Sint Nikolaas in neerlandese). E' una festa abbastanza sentita qui in Belgio, ma anche in Olanda e nelle zone limitrofe. Saint Nicolas è rappresentato come un vecchio con i capelli e la barba bianca e vestito con paramenti religiosi di color rosso, come nell'immagine a sinistra. E' piuttosto evidente che Sinterklaas, come viene spesso chiamato in olandese, sia l'origine ed il modello dell'americano Santa Claus e della moderna rappresentazione di Babbo Natale. Però Saint Nicolas non sta in Lapponia insieme a Santa Claus, ma viene dalla Spagna e invece delle renne volanti utilizza, più prosaicamente, una barca.
Nella notte tra il 5 ed il 6 Dicembre Saint Nicolas porta i doni ai bambini del Belgio e dell'Olanda che li trovano accanto al caminetto (per chi ce l'ha) la mattina seguente. Nel tipo di regali, però, è molto più simile alla nostra Befana. Tipicamente infatti porta dolciumi di vario tipo, cioccolata, Speculoos, biscotti o cioccolatini a forma di lettera o di monetine e, soprattutto, mandarini. E visto che anche gli ingegneri sono un po' dei bambini, ieri mattina sulle scrivanie del nostro dipartimento ognuno di noi ha trovato dei dolcetti (e un mandarino) portati da Saint Nicolas.


6 dicembre 2011

541

541 come i giorni che sono trascorsi dalle elezioni politiche del 13 Giugno 2010 e che sono stati necessari per formare il nuovo governo. 541 giorni che valgono ampiamente il guinness dei primati per il tempo necessario a formare un governo democraticamente eletto. Il record era stato già battuto sei mesi fa. Il governo, una grossa coalizzione, sarà formato da sei partiti. I socialisti, i cristiano-democratici ed i liberarli francofoni e fiamminghi. Sì, il Belgio può vantare due partiti per ogni tipo, uno vallone ed uno fiammingo. Esclusi dalla coalizione i due partiti verdi ed il partito conservatore separatista fiammingo che, peraltro, è il partito di maggioranza relativa in parlamento. Per la prima volta dal 1974 il primo ministro non sarà un fiammingo, ma il leader del partito socialista francofono Elio di Rupo, di chiare origini italiane. Questo ometto col farfallino:


L'ultimo mese e mezzo è stato necessario per trovare un accordo sulle misure finanziarie da prendere. Grossi contrasti ci sono stati soprattutto tra il formateur, l'incaricato di formare il governo, il suddetto di Rupo ed i partiti liberali. I restanti 500 giorni sono stati necessari per far mettere d'accordo i partiti valloni ed i partiti fiamminghi, anche della stessa parte politica, sulla riforma dello stato federale. Con i fiamminghi che accusano i terroni valloni di essere degli scansafatiche che vivono sulle spalle dei gran lavoratori fiamminghi ed i valloni che accusano i polentoni fiamminghi di essere populisti e razzisti. Vi ricorda qualcosa?
Nel frattempo, visto che ne avevo parlato precedentemente (in questo post), oggi 18 delle 30 visite arrivate da Google su questo blog cercavano Elio di Rupo.

18 novembre 2011

Lost in the supermarket

Il supermercato che frequento cambia la disposizione delle cose almeno una volta alla settimana. Della frutta e della verdura probabilmente ogni giorno. Ogni volta sei disorientato come se fosse la prima volta che ci entri dentro. Ma essendo in Belgio non c'è da meravigliarsi di nulla.

5 novembre 2011

Crupet

Crupet è un piccolo villaggio di poche decine di abitanti nella provincia di Namur e fa parte dell'associazione dei più bei villaggi della Vallonia, la regione francofona del Belgio. Ci sono passato durante un giro in macchina in un bel sabato di inizio Ottobre. Il monumento principale del villaggio è la torre circondata da un ampio stagno e risalente al tredicesimo secolo. Oggi, come molti dei castelli della Vallonia, è proprietà privata.


Molto particolare è la finta (cioè artificiale) grotta dedicata a Sant'Antonio da Padova. All'interno ed intorno alla grotta alcune statue rappresentano alcuni momenti della vita del santo. Particolarmente celbere è quella dedicata alla tentazione da parte del diavolo.


L'église Saint-Martin da fuori ha l'aspetto di una tipica chiesa di campagna belga. Quel sabato pomeriggio c'era un matrimonio e quindi come sia fatta all'interno rimarrà un mistero.

1 ottobre 2011

Crupet e Spontin


4 settembre 2011

Lungo la Mosa da Namur a Dinant (ed un poco oltre)

Namur è il capoluogo della regione Vallonia, la parte francofona del Belgio, e sorge alla confluenza della Sambre e della Mosa. La città è dominata da un'imponente cittadella che dall'alto osserva l'incontro dei due fiumi.
E' da questo scenario che un sabato mattina caldo e assolato (che per il Belgio è un evento quasi apocalittico) di fine Agosto che parte il mio percorso che mi porta a costeggiare la Mosa verso Dinant in direzione Sud. Ed in effetti, a guardare la cartina, il fiume scorre quasi diritto come un fuso tra le due città.
Attraversato il ponte sulla Sambre che si vede sulla destra della foto a sinistra, imbocco la N92 che costeggia la riva occidentale. Abbandonati i piacevoli sobborghi rivieraschi di Namur, uno dei primi paesi che incontro è Wépion che scopro essere rinomato per le sue fragole (la capitale belga delle fragole, nientedimeno). Ed in effetti lungo la strada, malgrado immagino che il periodo delle fragole sia già passato, si vedono ancora dei baracchini che ne vendono. Inoltre, in corrispondenza di questo paese, all'azzurro del cielo e del fiume e al verde degli alberi, il panorama del lungomosa inizia ad arricchirsi anche del bianco delle caratteristiche rocce calcaree a strapiombo. Dopo aver attraversato il fiume un paio di volte, quindi trovandomi di nuovo sulla sponda occidentale, arrivo all'altezza di Annevoie-Rouillon dove, prendendo una strada che s'inerpica verso l'interno e passando un buffo palazzo aggrappato alla strada con un mini-ingresso da mini-castello, giungo ai famigerati Jardins d'Annevoie. Della loro esistenza ne ho sentito parlare per la prima volta recentemente dal mio capo, che oltre a decantarne la bellezza me ne ha parlato in termini di interesse ingegneristico. A quanto pare questo giardino acquatico settecentesco utilizza il principio dei vasi comunicanti per fare in modo che l'acqua, fornita dal torrente Rouillon, scorra e formi cascate e fontane in modo del tutto naturale ed ininterrottamente dalla creazione del giardino ad oggi.
Ma nonostante tutta questa premessa la visita al giardino la salto. Per un motivo fondamentale. Il tempo, in questo road trip fluviale, è tiranno e quindi sarebbe stata una visita tirata via. Considerando anche i 7€ e rotti di biglietto d'ingresso preferisco rinviare la visita ad un momento più adatto.
Riparto alla volta di Dinant, spostandomi definitivamente sulla sponda destra con il paesaggio continua ad essere costellato da belle ville in pietra (nella foto a sinistra un esempio), che per fortuna si discostano decisamente dalla classica abitazione belga di tristissimi mattoncini marroni, e da pareti verticali di roccia dove ogni tanto è anche possibile vedere alpinisti impegnati in una scalata.
A Dinant arrivo nel primissimo pomeriggio e parcheggio la macchina nei pressi dell'abbazia di Leffe, che da il nome ad uno dei tanti marchi di birra belga. Dinant è una cittadina di poche migliaia di abitanti, chiusa tra la Mosa e l'ennesimo nudo dirupo di roccia calcarea. Una delle due attrattive principali è la Collégiale Notre-Dame, che risale al tredicesimo secolo e sostituisce una precedente chiesa romanica distrutta da un masso (!!). L'altra è la cittadella fortificata che, come a Namur, domina dall'alto la città e dalla cui terrazza a quanto pare si può godere di un bel panorama. Dico a quanto pare perchè per l'ingresso alla cittadella chiedevano, anche in questo caso, 7€ e spiccioli indipendentemente che dal fatto che uno volesse accedere tramite funivia o tramite i 408 gradini. Io, però, non volevo visitare la cittadella, ma solo vedere l'eventuale panorama. Ho anche tentato di aggirare il problema inerpicandomi su un sentiero laterale senza sapere dove portasse. Sono sbucato all'altezza della Tour de Monfort, poco più a sud della cittadella, ma ogni accesso a qualsiasi sorta di vista panoramica era recintato o nascosto da una fitta vegetazione.
Deluso e stanco per l'arrampicata, abbandono Dinant ma non la Mosa che continuo a seguire per una decina di km ancora verso il confine con la Francia prima di lasciarla definitivamente in corrispondenza di Hastière. Subito fuori Dinant, sulla riva opposta a quella che percorro, c'è il rocher Bayard, un verticale sperone di roccia che secondo la leggenda è stato separato dalla parete dall'omonimo mitico cavallo di Rinaldo. In realtà fu aperto dalle truppe di Luigi XIV per avere un più facile passaggio lungo la Mosa. Solo una volta tornato a casa ho scoperto che adesso c'è una strada che ci passa in mezzo e di essere sul lato sbagliato del fiume. Ultima nota per il castello rinascimentale di Freyr ed il suo bel giardino corredato di fontane, stagni e pefino alberi di arancio.


Qui il percorso su Google Maps.
Qui la descrizione generale del road trip.

3 luglio 2011

La Semois e Bouillon

Qualche settimana fa ho scoperto che in Belgio c'è Bouillon, in italiano Buglione, e che quindi Goffredo di Buglione era belga, anche se in realtà il Belgio nell'anno 1000 non esisteva (in realtà anche oggi ho dei dubbi sulla sua esistenza). In più non è che se mi fosse stato chiesto di parlare di Goffredo di Buglione sarei stato in grado di dire molto di più di "è stato un cavaliere medievale", ma tant'è che la cosa mi ha incuriosito e ho deciso di andare a farci una girata appena il tempo, sia libero che atmosferico, me lo avesse consentito. Ci sono andato questo sabato, dopo aver consultato la guida verde del TCI Belgio Lussemburgo e la cartina rossa Michelin Benelux per decidere che strada fare e per capire se ci fosse qualcos'altro da vedere nei dintorni.
Bouillon si trova sulle Ardenne, nel sud del Belgio, non lontano dal confine con la Francia, nella provincia del Lussemburgo (che non è solo il nome di uno stato e della sua capitale, ma una zona geografica e quindi c'è anche il Lussemburgo belga). L'idea è quella di prendere l'autostrada E411, che collega Bruxelles a Lussemburgo (la città, questa volta), ed uscire all'altezza di Tellin per prendere la N899, bordata di verde (percorso pittoresco) sulla mia mappa.
Parto di casa con la mia fedele Corsa blu verso le dieci di mattina, dopo essermi preparato il pranzo a sacco da portarmi dietro. Quando sono a pochi kilometri dall'uscita che mi ero prefissato, scorgo sulla destra dell'autostrada un castello e, nello stesso momento, un'uscita. Prendo la palla al balzo ed esco per andarlo a vedere da vicino. Immediatamente mi rendo conto di un piccolo problema. All'uscita dell'autostrada non corrisponde un'entrata (in Belgio cose assurde del genere sono la normalità). Impreco. Mi fermo a controllare la cartina e mi rendo conto che l'entrata successiva non è molto lontano, quindi niente di grave.
Il castello di Lavaux-Sainte-Anne, costruito a cavallo tra il XV e XVI secolo, è circondato da un piccolo fossato d'acqua (che mi riesce difficile credere potesse spaventare qualunque assalitore) e da quattro torrioni circolari. L'ingresso è a pagamento quindi rinuncio, considerando anche che l'obiettivo di giornata è altro.

Château de Lavaux-Sainte-Anne

Dopo aver trovato l'entrata dell'autostrada, la percorro ancora per pochi kilometri prima di trovare la mia uscita. La N899 è una strada secondaria che attraversa paesini, boschi e campagne. Lungo il percorso le mucche superano numericamente di gran lunga i cristiani.

Il grigio ed il verde dominano i paesaggi di questa parte di Belgio. E le mucche anche dominano.

La strada è piacevole sia alla guida, curve non troppo aspre e saliscendi, che alla vista. Il paese più grosso che incontro è Paliseul, cinquemila abitanti secondo Wikipedia e l'unico con una stazione ferroviaria. Proprio di fronte alla stazione, nella piazza dove mi fermo a consultare la cartina, c'è una taverne il cui proprietario (suppongo) è indaffarato a cuocere un porcello su una specie di grosso girarrosto da barbecue. Lascio la N899 a Menuchenet che, da quel che ho potuto vedere, consiste in una rotonda e un paio di edifici abbandonati e prendo la N819, ma dopo poco svolto a sinistra in direzione di Botassart su una strada ancora più secondaria. Percorrendo per qualche kilometro stradine di campagna e superati i villaggi di Ucimont e lo stesso Botassart arrivo a Le Tombeau du Géant, dove incontro per la prima volta la Semois, il fiume che mi accompagnerà costantemente per il resto della giornata. La "tomba del gigante" è un costone roccioso ricoperto e circondato da verdi foreste formato da un'ansa della Semois. Il panorama è molto bello e si può godere da un'altura antistante.

Le Tombeau du Géant

La tranqullità del posto ispirerebbe naturalmente la riflessione e la meditazione. Peccato che insieme a me arriva un gruppo di belgi schiamazzanti di cui uno, un ragazzo piuttosto in carne con gonnellino da hawaiana, che si mette a farsi fotografare con le mucche e a declamare non so che cosa con un libro in mano. Quindi riparto e, visto che la strada è senza fondo, faccio lo stesso percorso indietro fino alla N819 che prendo in direzione opposta da dove ero venuto, verso Rochehaut. Anche questo è un percorso molto piacevole. La strada attraversa un bosco di alberi dall'alto fusto spoglio con le foglie che rivestono solamente la parte superiore, dove c'è più luce. Un basso muretto di pietra fa da guardrail e sul ciglio esterno sono piantati (almeno immagino che lo siano visto che sono diversi dagli altri alberi circostanti) alcuni alberi che fanno sembrare la strada un viale in un bosco.
Quando gli alberi si diradano e il paesaggio si apre arrivo, a Rochehaut, paesino "di villeggiatura" di poche centinaia di abitanti, da cui si gode un famoso (almeno secondo la mia guida) panorama. La vista è molto bella. Da una terrazza sul bordo della strada lo sguardo si può perdere a centottanta gradi su un'altra ansa della Semois, questa volta impreziosita dal paesino di Frahan che vi giace.

Ansa della Semois a Frahan vista da Rochehaut

Il percorso della Semois è molto tortuoso, insomma è tutto un'ansa. Chiaramente non in tutte c'è un posto panoramico da cui osservarle. Da Rochehaut prendo la N893 che scende, tornante dopo tornante (detta così sembra un passo alpino, invece scenderà al massimo di un centinaio di metri, ma dal Belgio non ci si deve certo aspettare la montagna), fino a Poupehan dove passo sull'altra sponda della Semois. Sotto il ponte c'è una stazione di partenza per le gite in kayak sul fiume. Da qui in avanti saranno una costante. In ogni paesino, per quanto piccolo, onnipresenti sono la chiesa, il campeggio ed i kayak. Invece che proseguire per Bouillon, come da previsione, devio, incuriosito dalla sua vista dall'alto, verso Frahan per una stradina che costeggia la Semois. Il paesino è davvero molto tranquillo. I suoni che dominano sono quelli della natura e le mucche, ovviamente, non mancano. Anche la strada per Frahan non prosegue oltre quindi torno indietro e riprendo la strada per Bouillon, dove arrivo una decina di kilometri dopo, parcheggiando sulla riva alberata e verdeggiante della Semois.

Ponte sulla Semois a Bouillon

Bouillon si trova, tanto per cambiare, su un'ansa della Semois ed è dominata da un imponente castello medievale situato su uno sperone roccioso. A quanto pare, la fortificazione è menzionata per la prima volta in un documento antecedente all'anno mille, ma dovrebbe essere ancora più antica. Nel 1082 il famoso Goffredo di Buglione la vendette all'arcivescovo di Liegi per pagarsi le spese della partecipazione alla Prima Crociata (Gerusalemme val bene un paesino sperduto nelle Ardenne). Vista la posizione e la costruzione, pur non essendo esperto di tattica militare cavalleresca, non mi sorprende il fatto che fosse ritenuto inespugnabile (altro che Lavaux-Sainte-Anne).

Château de Bouillon

Bouillon è l'ennesimo ridente (anche se non ho mai ben capito come mai si dica così) centro di villeggiatura della zona. Bar, ristoranti, alberghi, negozi, campi da tennis, un cinema e perfino pedalò sul fiume.
Riparto da Bouillon quando è già pomeriggio inoltrato e la stanchezza inizia a farsi sentire. Non avendo un piano ben definito, mi dirigo, quasi casualmente, verso sud e lambisco il confine con la Francia allontanandomi dalla Semois. La ritrovo qualche kilometro dopo, nei dintorni di Dohan, dopo aver deviato a nord sulla N816, una stradina tutta in discesa in mezzo ad un bosco. La N865 prima e la N884 poi rincorrono la Semois sovrastandola, attraversandola e costeggiandola a ripetizione fino a Chassepierre dove per la prima volta il fiume scorre in una piana significativamente ampia e dove la abbandono definitivamente.
Il viaggio volge al termine. Mi dirigo verso Florenville e poi verso Neufchâteau, dove faccio benzina. Cinque kilometri oltre c'è l'autostrada, ma ancora ne mancano più di cento per arrivare a casa. Ci giungo alle sette di sera, stanco ma soddisfatto, dopo nove ore sulla strada.
Qui il percorso su Google Maps.

4 giugno 2011

Mechelen



27 marzo 2011

Una domenica pomeriggio sulla strada

13 marzo 2011

Record del mondo



Lo scorso diciotto febbraio il Belgio ha battuto il record mondiale di attesa per la formazione di un governo democratico, con duecentocinquanta giorni passati dal momento delle elezioni (il tredici giugno dell'anno scorso). Spodestato l'Iraq che deteneva il record precedente con duecentoquarantanove giorni. Nel frattempo nulla è cambiato e ogni giorno che passa senza governo il record viene spostato di un passo più avanti.

19 dicembre 2010

Let it snow Let it snow Ma anche no

Che se continua di questo passo mi tocca passar le feste all'aeroporto di Charleroi.






18 dicembre 2010

Bruxelles Glacée






2 dicembre 2010

Once upon a time in Belgium

Inverno 2007-2008

No, non sono stelle filanti.

I tre alberi che sorgono intorno all'antenna parabolica in disuso. E, no, non è neve.

Il lago

1 dicembre 2010

Ma il treno dei desideri nei miei pensieri all'incontrario va


Dicembre 2008. Pochi giorni prima di Natale. La sera sta calando su un treno locale che, dopo una sequenza di piccole stazioni di campagna di cui ormai ho imparato i nomi come se facessero parte di uno scioglilingua, conclude la sua corsa a Charleroi, dove vado a prendere un aereo che mi deve riportare a casa per le feste. Leggo un libro ed osservo la fauna di studenti erasmus che affolla il treno. Tutti diretti allo stesso aeroporto. Ognuno con un diverso volo Ryanair e con una diversa destinazione sul biglietto. Tutto normale.
Tutto normale fino a quando il treno si ferma alla stazione di Fleurus. L'unica in tutto il tragitto che è qualcosa di più di due banchine e qualche cartello con il nome della stazione. Due persone cercano di scendere dall'uscita davanti a me, ma la porta sembra bloccata e non si apre. Allora si precipitano verso un'altra uscita. Io li seguo con la coda dell'occhio per vedere se riescono ad arrivarci prima che il treno riparta.
Ce la fanno in tranquillità semplicemente perchè il treno non riparte. In compenso non possono scendere perchè tutte le porte sono bloccate. Dal Belgio, come avevo già iniziato ad imparare, puoi aspettarti sempre di tutto. In genere il peggio. Tant'è che dopo poco vedo il macchinista attraversare tutto il treno, scedere dopo aver aperto una delle porte e poi allontanarsi sul marciapiede. La perplessità inizia a diffondersi tra i passeggeri iniseme all'impazienza. Il treno è bloccato in mezzo al nulla belga e il tempo passa. Molti rischiano di perdere l'aereo. Io sono abbastanza tranquillo perchè questa volta sono partito in anticipo ed ho ancora tempo per arrivare all'aeroporto.
Il tempo continua a passare e finalmente il macchinista ritorna. Qualcuno lo blocca e si fa spiegare la situazione. La spiegazione è tanto semplice quanto paradossale. Il controllore ha perso il treno. O meglio, il controllore, dopo esser sceso alla stazione precedente per dare il via al treno, non è riuscito a risalire ed il treno è partito senza di lui senza accorgersene. Inoltre il controllore ha lasciato il cellulare sul treno e la stazione precedente è una stazione fantasma di un paesino minuscolo, quindi non c'è alcuna possibilità di comunicare con il controllore. E senza di lui il treno non si può muovere. Questo dicono i regolamenti.
Un sentimento fra la rabbia e l'incredulità monta nel treno. Le lancette dell'orologio continuano a girare ed il rischio di perdere l'aereo inizia ad interessare anche me. Ma i colpi di scena non sono finiti. Il macchinista dice che c'è una sola possibile soluzione. Bisogna fare marcia indietro ed andare a prendere col treno il controllore disperso alla stazione precedente. E non è una battuta. Lo dice seriamente. Tanto seriamente che decide di mettere in pratica questa sua idea che a me sembra malsana. Ma il treno si muove di pochi metri in direzione opposta a dove dovrebbe essere diretto ed è di nuovo fermo. Cosa succede stavolta? Semplice. Non c'è più bisogno di andare a prendere il controllore perchè ha trovato un passaggio. Un treno merci che transitava sulla stessa linea lo sta portando alla nostra stazione. Autostop in treno (trenostop?) evita la marcia indietro. Se non è una storia assurda questa, quale altra?
Alla fine tutto è bene quel che finisce bene. Il treno riparte verso Charleroi e io riesco ad arrivare in tempo all'aeroporto. Non sono sicuro che tutti gli altri passeggeri siano stati fortunati come me, ma io ne sono uscito indenne e con una storia in più da raccontare.

26 settembre 2010

Esiste un paese europeo con problemi politici peggiori di quelli italiani

 

Io sono arrivato in Belgio nel Settembre 2007. Tre mesi prima si erano svolte le elezioni e ancora non era stato formato alcun governo. I partiti vincitori non si riuscivano a mettere d'accordo. Alla fine, il 23 Dicembre, più di sei mesi dopo le elezioni, un governo ad intermin è stato messo nelle mani del precedente (e dimissionario) primo ministro. Dopo tre mesi un vero è proprio governo si è formato con a capo un nuovo primo ministro. Nel Dicembre del 2008 era già caduto. In seguito si sono succeduti un paio di governi rimpastati, ma alla fine, nell'Aprile di quest'anno, sono dovuti tornati alle urne. Adesso, dopo cinque mesi, sono ancora senza governo. Chi ha vinto le elezioni è abbastanza chiaro, ma è altrettanto chiaro che formare una coalizione è praticamente impossibile.
Per chi non lo sapesse il Belgio è un paese bilingue (in realtà ci sarebbe anche una minoranza tedesca, ma sono pochi e non contano nulla). O meglio il nord è esclusivamente fiammingo, il sud francofono e Bruxelles è l'unico posto veramente bilingue. Tutto questo (e mille altre cose) complica leggermente la politica. Perchè hanno due partiti per ogni tipo. Hanno i verdi fiamminghi e i verdi valloni. Il partito socialista fiammingo (PSA) e quello vallone (PS). Il centro-destra fiammingo (CDV) e quello francofono (MR). Poi nelle Fiandre ci sono un paio di partiti ancora più a destra, uno autonomista (NVA), l'altro decisamente separatista e razzista (una specie di Lega). In queste elezioni, nelle Fiandre (che hanno la maggioranza della popolazione) ha vinto il partito di destra autonomista. In Vallonia il partito socialista. Due partiti agli opposti. Mettersi d'accordo è un'impresa.
In parlamento hanno guadagnato seggi dodici partiti, cinque francofoni e sette fiamminghi. Su centocinquanta seggi, il partito di maggioranza relativa (NVA) ne ha ventisette. Poi PS con ventisei, MR diciotto, CDV diciassette e giù alla spicciolata. L'eventuale governo sarebbe un calderone di partiti che parlano lingue diverse e che rappresentano ideologie completamente diverse.

Bart de Wever - NVA
Elio di Rupo - PS
La conclusione è che dal Belgio uno si deve aspettare sempre di tutto. In genere il peggio.