18 settembre 2014

EURO2020: un europeo per l'Europa


Domani alle ore 13 a Ginevra si terr à la cerimonia di assegnazione delle città ospitanti di Euro2020, il campionato europeo di calcio che seguir a Francia2016 e celebrerà il 60 anniversario della manifestazione (la prima edizione si svolse in Francia nel 1960 e a vincere fu l'Unione Sovietica battendo in fi nale la Yugoslavia e terza fu la Cecoslovacchia, un'altra epoca storica oltre che calcistica). L'edizione del 2020 si terr à in 13 citt à di 13 nazioni europee diverse. Un modo romantico per festeggiare la ricorrenza, almeno stando a sentire la motivazione fornita da Le Roi Michel Platini in persona.

16 era meglio di 24
In realtà, il vero problema risiede nell'espansione del formato del campionato da 16 a 24 squadre (a partire dal 2016), voluta dal francese presidente dell'UEFA (se non sbaglio fu una delle prime decisioni che prese). Questa decisione è sbagliata sia da un punto di vista sportivo che da quello organizzativo. In primo luogo, parteciperanno alla fase finale quasi la metà delle 54 nazioni che formano l'UEFA con un conseguente calo della qualità media delle squadre, un evidente debito che Platini deve pagare alle piccole e medie associazioni nazionali per la sua elezione. Come se non bastasse, è necessario trovare un paese ospitante con un maggior numero di stadi che devono rispondere a criteri più stringenti per ospitare un numero maggiore di patite.
Inizialmente, la procedura per la scelta del paese ospitante era quella classica. Ma nella primavera del 2012, alla scadenza della presentazione delle dichiarazioni d'interesse per le candidature, c'era un solo candidato serio, la Turchia. L'UEFA però non riteneva accettabile che questa nazione puntasse, sempre per il 2020, anche ad ospitare i Giochi Olimpici estivi con la sua città più importante, Istambul. Le coppie Irlanda-Galles e Azerbaijan-Georgia erano chiaramente non all'altezza. La UEFA si è quindi ritrovata senza candidate per il 2020. Con il formato pan-europeo l'UEFA quindi ha fatto di necessità virtù. La scelta per il 2020 potrebbe rivelarsi vincente, ma il problema di fondo rimarrebbe per le edizioni a venire (visto che la UEFA ha confermato che il formato pan-europeo è una tantum).

La struttura
Una delle 13 citt a ospiter à la finale e le semi finali del torneo. Le altre 12 città ospitanti si spartiranno i gironi eliminatori, gli ottavi e i quarti. Va specifi cato che le candidature per il pacchetto fi nale sono separate da quelle per le fasi eliminatorie, ma ciascuna federazione pu o candidarsi, annche con la stessa citt à per entrambi i pacchetti (vedendosene aggiudicato al massimo uno, ovviamente). Ogni città che si aggiudica un pacchetto delle eliminatorie organizza uno dei 12 incontri di ottavi e quarti di fi nale (oltre a tre partite della fase a gironi). Nessuna nazione ospitante avrà diritto alla qualificazione automatica.
Il requisito fondamentale riguarda le capacità degli stadi:
  • 70mila per il pacchetto finale,
  • 60mila per ospitare i quarti di finale e i gironi,
  • 50mila per gli ottavi e i gironi,
  • un massimo di due eccezioni per stadi da almeno 30mila spettatori (per ottavi e gironi).
La composizione dei gironi prevede che vengano prese in considerazioni le distanze tra le varie città, limitando a due ore di volo la distanza tra le città che ospitano partite nello stesso girone. Ma non si capisce quanto stringete sia questo criterio.

Le candidate
 Azerbaijan Baku

Standard Package
 Belarus Minsk

Standard Package
 Belgium Brussels

Standard Package
 Bulgaria Sofia

Standard Package
 Denmark Copenhagen

Standard Package
 England London

Finals Package and Standard Package
 Germany Munich

Finals Package and Standard Package
 Hungary Budapest

Standard Package
 Ireland Dublin

Standard Package
 Israel Jerusalem

Standard Package
 Italy Rome

Standard Package
 Macedonia Skopje

Standard Package
 Netherlands Amsterdam

Standard Package
 Romania Bucharest

Standard Package
 Russia Saint Petersburg

Standard Package
 Scotland Glasgow

Standard Package
 Spain Bilbao

Standard Package
 Sweden Stockholm

Standard Package
 Wales Cardiff

Standard Package

Votazione
Le candidate sono votate dal Comitato Esecutivo dell'Uefa che è composto dal presidente, da quindici membri eletti dal congresso UEFA più una donna che rappresenta il mondo del calcio femminile.
Nella prima votazione viene scelta la città che ospita la fase finale, nella seconda le quattro candidate che ospiteranno i quarti (oltre che la fase a gironi) e nelle'ultima fase le altre otto cttà vengono scelte seguendo una distribuzione di zone regionali che la UEFA non chiarifica. Non possono votare i membri del comitato che, nelle varie fasi, rappresentano nazioni coinvolte nel ballottaggio.

Valutazione delle candidature
La settimana scorsa la UEFA ha reso pubblico il report di un'ottantina di pagine che valuta le 19 candidature in base a numerosi criteri:
  • la sostenibilità e l'impatto sociale della candidatura,
  • la robustezza politica ed economica del paese,
  • gli aspetti legali della candidatura ( ad esempio vendita di biglietti, pubblicità alcool-tabacco eccetera),
  • lo stadio,
  • la situazione di trasporti per la città e all'interno della città,
  • la recettività e il prezzo degli alloggi per fan, entourage UEFA e squadre,
  • l'attività promozionale e l'esperienza nell'ospitare grandi eventi. 
Dopo aver spulciato il documento in lungo ed in largo mi sono fatto uno schemino riassuntivo assegnando punteggi alle varie candidature sui vari punti dirimenti e qui vado a scivere di quello che ne è venuto fuori e quali dovrebbero essere le vincitrici in base ai criteri oggettivi (che probabilmente varranno di meno dei maneggiamenti politici interni alla UEFA).
Per quanto riguarda la scelta del pacchetto finale, le due candidature sono entrambe eccellenti e sostanzialmente si equivalgono. Per quanto riguarda Londra l'unico punto debole è la promozione a livello nazionale e la fan zone decentrata. Monaco è carente nelle proposte di sostenibilità e responsabilità sociale. Quisquilie. Se dovessi scommettere darei un leggero vantaggio a Londra, ma questa sarà una decisione puramente politica. La candidata perdente comunque otterrà sicuramente un pacchetto "Quarti".
Rimangono quindi da assegnare 3 candidature per questo pacchetto che prevede un quarto oltre alle partite dei gironi. Amsterdam ha un dossier praticamente perfetto, ma è impossibilitata a concorrere per via di uno stadio che non raggiunge i 60mila posti. Dossier molto buoni ma stesso discorso anche per Dublino e Copenhagen (che non arriva nemmeno a 50mila posti). San Pietroburgo ha portato un altro dossier impressionante, ma rischia di pagare una situazione politica sempre più complessa (vedi alla voce guerra in Ucraina) che rischia di costarle caro. Baku è sorprendentemente un'ottima candidata, quasi al pari delle precedenti. La città è però distante più di due ore di volo da qualsivoglia altre candidata. Che peso abbia questo è ancora da capire. Inoltre non offre la recettività a livello di alloggi delle altre città con cui gareggia. Bruxelles ha una candidatura leggermente inferiore, ma dovrebbe aggiudicarsi senza problemi uno dei tre posti considerando che non ha nessun punto debole evidente. Tra quelle in grado di ospitare i quarti sono un gradino sotto Cardiff (scarsa recettività e accessibilità della città), Roma (dubbi sulla capacità del paese di sostenere economicamente gli investimenti necessari) e Budapest (il progetto di costruzione del nuovo stadio richiede investimenti "importanti").
Glasgow e Stoccolma sono sullo stesso livello di queste ultime tre ma, per la capienza dello stadio non possono che aspirare ad una gara degli ottavi. Sulla città scozzese pesa l'incertezza politica derivante dal referendum di oggi sull'indpendenza (e alcune lacune su recettività e proposta commerciale).  Sulla città svedese pesa il rifiuto delle istituzioni pubbliche di mettere in campo alcun tipo di investimento.
Bucarest si trova ancora un gradino sotto non eccellendo in nessuna delle categorie di valutazione e rischia di trovarsi fuori dai giochi, visto che si classificherebbe come 14 candidatura. Bilbao raggiunge a malapena la sufficienza. Se da un lato propone uno stadio (ancora da completare) molto buono, presenta criticità su quasi tutti gli altri aspetti (questione basca, difficile accessibilità, scarsa recettività e inesperienza ad ospitare grandi eventi). Insufficienti su tutti i fronti o quasi le candidature di Gerusalemme, Minsk, Skopje e Sofia. Difficilmente giustificabile, anche tenendo conto dei giochi geopolitici all'interno dell'UEFA, che anche solo una possa spuntarla.

Previsioni finali
A questo punto si tratta di tirare i fili della discussione e vedere quali potrebbero essere le candidate vincenti. Seguendo un criterio puramente oggettivo e numerico, il risultato dovrebbe essere il seguente:

Pacchetto finale


London
Pacchetto quarti


Munich
St. Petersburg
Brussels
Baku
Pacchetto ottavi


Amsterdam
Copenhagen
Dublin
Cardiff
Stockholm
Budapest
Rome
Glasgow

Alcune valutazioni politiche e di opportunità prenderanno sicuramente il sopravvento. Baku per motivi di inesperienza e lontananza rimarrà probabilmente fuori dai quarti e il criterio delle due ore venisse applicato alla lettera sarebbe fuori. San Pietroburgo rischia di venire esclusa per questioni di politica internazionale, altrimenti è nelle 4. Roma prenderebbe probabilmente il posto della prima esclusa e Budapest dell'eventuale seconda. Cardiff paga lo scotto di Londra rappresentante britannica sicuramente tra le cinque migliori. Per lo stesso motivo, queste fantomatiche zone regionali, Glasgow rischia di rimanere fuori dai giochi in favore di Bucarest. Nel caso in cui una tra Baku e San Pietroburgo fosse esclusa, Bilbao rischierebbe di accaparrarsi l'ultimo posto. Non mi stupirei quindi di vedere il seguente risultato:

Pacchetto finale


London
Pacchetto quarti


Munich
St. Petersburg
Brussels
Rome
Pacchetto ottavi


Amsterdam
Copenhagen
Baku
Dublin
Cardiff
Stockholm
Budapest
Bucharest


27 agosto 2014

Un mese in Irlanda

Un paese affascinante, abitato da persone accoglienti, dove i castelli e le abbazie sono in rovina, ma prosperano le pecore e le capre. Ma non solo. Spiagge isolate, vento e pioggia, scogliere a precipizio e paesini colorati. Verde, grigio e azzurro. Alcuni posti sono eccessivamente turistici (italiani e francesi su tutti), altri quasi incontaminati. Un viaggio impossibile da dimenticare.

Dunluce Castle
Rosguill Peninsula
Doo Lough Valley
Cliffs of Moher
Pecore scrutanti lungo il Ring of Beara
Lapidi nel sito monastico di Glendalough
I colori di Kilkenny

9 luglio 2014

Fremdschämen

Una delle più peculiari caratteristiche della lingua tedesca è la formazione delle parole composite. Diciamo pure che il tedesco è famoso, oltre per l'asprezza dei suoi suoni, per avere lunghissime parole composite che indicano i più disparati significati.
Io il tedesco non lo so e quindi non mi dilungo in spiegazioni al riguardo. Per fare un esempio estremo riporto la parola che vanta il guinness dei primati della lunghezza, ovvero Donaudampfschiffahrtselektrizitätenhauptbetriebswerkbauunterbeamtengesellschaft che si traduce con Associazione dei sottufficiali per la gestione dell'ufficio centrale della compagnia di battelli elettrici sul Danubio.
Una parola composita tedesca molto più breve è fremdschämen che è composta da fremd che a quanto pare vuol dire strano, straniero, estraneo e da schämen che vuol dire provare vergogna. Fremdschämen vuol dire provare vergogna per qualcosa che qualcun altro ha fatto o essere in imbarazzo perché qualcunaltro si è messo in una situazione imbarazzante. 
Perché parlo di questa parola composita tedesca? Perchè riassume perfettamente la semifinale Brasile-Germania di ieri sera agli occhi di un non brasiliano.

8 luglio 2014

La mentalità dell'alveare

La mentalità dell'alveare (ed. Bompiani) di Vincenzo Latronico è un saggio nella forma di romanzo (o romanzo con intenzioni saggistiche?) che tratta dei problemi e delle conseguenze della "democrazia diretta della rete" attraverso la storia di due più o meno trentenni, Leonardo e Camilla, nella Milano dei giorni nostri.
Penso sia uscito un annetto fa ma io l'ho finito di leggere da un paio di giorni dopo averlo comprato usato a 5€. Per sgombrare immediatamente il campo dai dubbi, non siamo davanti ad un capolavoro. Non è un moderno 1984 né per qualità letterarie né per come le tematiche sono sviluppate. Per stessa ammissione dell'autore, il libro è stato scritto di getto in una settimana e la mancanza di ponderazione e di riflessione non può che essersi ripercossa fortemente sul libro e sulla sua trama. L'autore ha probabilmente voluto cavalcare l'onda del risultato clamoroso del M5S (che chiaramente è fonte d'ispirazione per la trama del libro, ma su questo ritorno fra un attimo) alle elezioni dello scorso febbraio, tant'è che le duecento pagine scritte larghe e che si leggono in un baleno sono uscite appena due o tre mesi dopo. Facendo così, ha sprecato la grande occasione di scrivere un potenzialmente bel libro (dando per scontato che fosse in grado di tirare fuori di meglio) in cambio di un instant book di scarso successo (dando un'occhiata veloce ai numeri). Forse aveva altro e di meglio da fare nella vita che scrivere un libro.
Nell'Italia descritta da Latronico, le elezioni sono state vinte dalla Rete dei Volenterosi, un movimento nato intorno al blog di Pino Calabrò, ex conduttore delevisivo di programmi in difesa dei consumatori. L'alveare è il forum dove gli iscritti al movimento discutono, si infiammano e giudicano. Leonardo e Camilla sono due "calabroni", ovvero due aderenti al movimento e Camilla, ad un certo punto del libro diviene anche consigliere comunale a Milano. La trama racconta delle ripercussioni pubbliche e private sui due protagonisti (e in parte minore sui pochi altri personaggi che gli stanno incontro) delle dinamiche della democrazia digitale del Movimento dei Volenterosi. Un mondo dove non contano i fatti, ma le opinioni e i "non può che essere così". Il mondo dei sospetti complottistici. Questa è la parte interessante del libro.
Il tema principale attorno al quale si svolgono le vicende del libro è la legge sull'impignorabilità della prima casa approvata dal governo della Rete dei Volenterosi ed il conseguente aumento dei mutui fino alla quasi impraticabilità. Alcuni accorgimenti della trama al riguardo sono, secondo me, forzati dallo scopo che si è posto Latronico. O ancora più probabilmente sono difetti di un libro scritto in una settimana. Come il finale che arriva di punto in bianco e precipitosamente senza un forte legame con quello che era successo fino a quel punto. Aveva fretta di chiudere e di chiudere in quel modo.
In conclusione un libro scorrevole e che tratta un argomento interessante, con qualche evidente difetto che ne limita la qualità.

6 giugno 2014

Il miracolo di Berna

Tutti conoscono il Maracanazo (o almeno tutti quelli che hanno qualche rudimento di calcio). La clamorosa finale dei mondiali del '50 al Maracana di Rio dove i padroni di casa del Brasile, sicuri di vincere, furono sconfitti dall'Uruguay provocando un dramma nazionale. Quello che forse non tutti sanno è che non è stato quello il risultato più sorprendente di una finale dei mondiali. 
Quattro anni dopo, nel 1954, i mondiali erano ospitati dalla Svizzera e alla finale di Berna erano giunte l'Ungheria e la Germania Ovest. Gli ungheresi erano i grandi favoriti. L'Ungheria degli anni '50 era soprannominata la Squadra d'Oro. Era l'Ungheria di Puskás, Hidegkuti, Kocsis e Czibor e si presentava al mondiale imbattuta da 28 partite consecutive nei precedenti quattro anni. Erano i campioni olimpici in carica (quando ancora il calcio contava qualcosa alle olimpiadi) e avevano rifilato 13 goal in due partite all'Inghilterra in due amichevoli premondiali. Si erano qualificati per la finale battendo la Corea del Nord per 9-0 e gli stessi tedeschi per 8-3 nel girone eliminatiorio. Nei quarti e in semifinale avevano battuto le due finaliste del Maracanazo, Brasile e Uruguay, entrambe per 4-2.
La Germania Ovest era alla prima partecipazione ad una competizione calcistica internazionale dopo la guerra e la successiva separazione. A parte la sonora sconfitta con gli ungheresi, erano arrivati in finale battendo Turchia, Yugoslavia e Austria.
La partita si giocò sotto una pioggia incessante. Questo fattore portò ad un livellamento delle forze in campo. In più i tedeschi, a quanto pare, avevano delle scarpe da calcio che la Adidas aveva sviluppato appositamente per essere utilizzate anche in situazioni del genere. Un'avanguardia per l'epoca. Nonostante questo, dopo 8 minuti gli Ungheresi erano già in vantaggio di due goal grazie alle marcature di Puskás e Czibor. Al diciottesimo, però, la Germania era già riuscita a pareggiare con i goal di Morlock e Rahn. Malgrado i numerosi tentativi ed i legni colpiti dall'Ungheria, il risultato rimase invariato fino a cinque minuti dal termine, quando ancora Rahn con un tiro da fuori area segnò la rete decisiva.


La partita è passata alla storia come Il Miracolo di Berna, uno dei risultati più sconvolgenti della storia del calcio. Sospetti di doping sulla squadra tedesca sono girati per molti anni e sembrano aver trovato conferma negli ultimi anni in uno studio dell'Università di Lipsia.
Quella che probabilmente è stata la squadra più forte di tutti i tempi continuò a dominare per altri due anni tornando ad essere imbattibile e imbattuta per altre 19 gare. Poi nell'autunno del '56 ci fu la rivoluzione ungherese repressa dai carri armati sovietici. Come molti ungheresi, anche i campioni lasciarono il paese e anche la loro nazionale. Kocsis e Czibor andarono a giocare nel Barcellona, Puskás nel Real Madrid. Hidegkuti rimase in Ungheria e divenne allenatore del MTK fino al 1960 quando venne in Italia ad allenare la Fiorentina con la quale vinse la Coppa delle Coppe al primo tentativo. Fu la fine della Squadra d'Oro. Oggi l'Ungheria è quasi sparita dalle carte geografiche calcistiche.