1 maggio 2013

Les Gorges du Durnand

Ci sono diversi motivi per cui, quando faccio dei viaggi on the road, prediligo farli percorrendo le strade secondarie, dove puoi permetterti di viaggiare con lentezza e tranquillità. Uno di questi è che hai la possibilità di modificare il percorso in ogni momento in base all'ispirazione dettata dalla strada.
In questo modo, durante il viaggio che ho fatto la scorsa estate lungo la via Francigena, ho scoperto Les Gorges du Durnand, una stretta gola con cascate in una valle delle Alpi Svizzere.
Sto scendendo il Colle del Gran San Bernardo e, poco prima di arrivare a Martigny, vedo un cartello marrone di quelli con il simbolo di attrazione turistica che indica una svolta sulla sinistra per queste gorges. Non ci penso due volte e dirigo le ruote verso quella strada in salita.
Punto di partenza della visita è un ristorante dove si deve pagare qualche franco per l'accesso al sentiero in modo da consentire il mantenimento dello stesso. Chiaramente, non avendone mai sentito parlare prima, non so cosa aspettarmi. Quello che mi trovo davanti è una scalinata in legno aggrappata non si sa come alla nuda roccia.

Il camminamento, realizzato per la prima volta nel 1877 e rinnovato cento anni dopo, è indubbiamente spettacolare. Il rombo delle 14 cascate in successione che attraversano la gola contribuisce al fascino del luogo. Certo è che se, come nel caso del sottoscritto, si soffre di vertigini, la vista dello strapiombo sottostante tra uno scalino e l'altro deconcentra leggermente dal panorama circostante. La salita, con un dislivello di 200m, l'ho fatta con molta circospezione, arreggendomi una volta al parapetto e l'altra alla roccia. La discesa, invece, è più tranqullamente in mezzo al bosco. In un'oretta il percorso completo può essere portato a termine.
Malgrado l'angoscia con cui sono salito per quelle scalette, la deviazione dal percorso prestabilito è comunque stata ampiamente ripagata dalla scoperta di queste cascate. In conclusione, metto il link dove è possibile trovare informazioni aggiuntive, localizzazione, eccetera: www.gorgesdudurnand.ch

28 aprile 2013

Alta velocità, ma non troppo

Come dicevo, la settimana appena passata ero in Belgio. Per tornare a Parigi ho dovuto prendere il Thalys, treno ad alta velocità tra Bruxelles Midi e Paris Nord.
Poco meno di un quarto d'ora prima della partenza arrivo al binario e il treno è già lì ad aspettarmi. Salgo sul vagone numero due, dopo averci messo un po' di tempo a trovarlo, perchè i monitor sono tutti spenti e non si capisce bene quale sia il numero dei vagoni. Le luci all'interno del treno sono tutte spente, mi sembra strano, ma mi metto a sedere al mio posto e aspetto la partenza leggendo un libro.
Passano i minuti, ma il treno non parte e siamo sempre in penombra. Sul vagone mezzo vuoto i dubbi iniziano a crescere, finché un altoparlante avverte del ritardo per problemi tecnici. Dopo poco, un addetto sale sul treno e ci avverte che quello su cui siamo sopra non partirà mai. Dobbiamo salire sul gemello che si è appena accodato sullo stesso binario.
Salgo sul treno e chiedo su che vagone devo accomodarmi. Di tutta risposta mi dicono che, visti i problemi all'altro, su quel treno devono coesistere i passeggeri di due treni, quindi ogni posto libero va bene.
Sono piuttosto fortunato e trovo un posto a sedere. Ddavanti ad un collega, fra l'altro, ma che è meno socievole di me (non è facile) e quindi respinge i miei tentativi di dialogo. Poco dopo, però, i posti a sedere finiscono e la gente, piuttosto perplessa, rimane in piedi nel corridoio. Gli altoparlanti annunciano tre quarti d'ora di ritardo che sono già passati, quindi nessuna notizia. Quelli in piedi si rassegnano e si mettono a sedere per terra.
Finalmente sembra che tutto sia pronto perchè si parta. Piccolo particolare: il treno si muove in direzione opposta rispetto a quella teorica. Andiamo ad Amsterdam invece che a Parigi? Dopo poco il treno si ferma su qualche binario morto tra le tante stazioni di Bruxelles.
In attesa di sapere cosa altro ci riservi il nostro destino ferroviario, un'altra sorpresa si manifesta nel nostro vagone. Cinque o sei steward di bordo si avvicinano minacciosi ad un passeggero seduto poco dietro di me. A quanto pare si è macchiato dell'abominio di aver dato di "inutile" ad una hostess e ora si sorbisce i rimproveri e le minacce di tutti i suoi colleghi.
Ormai è passata più di un'ora e il treno è riuscito a tornare a Bruxelles Midi, cioè al punto di partenza. La retromarcia è servita a cambiare binario per scartare l'altro treno che rimane morto ed immobile al suo posto. Per qualche momento ho disperato della possibilità di arrivare a Parigi, ma con poco più di un'ora di ritardo il treno arriva alla Gare du Nord e io mi posso fiondare in metro per tornare a casa.

26 aprile 2013

In tema

Questa settimana sono tornato, per lavoro, alla mia vecchia università in Belgio. Questa premessa non è in tema, ma serve per l'ambientazione.
Ieri ho appreso una notizia. Durante un convegno sulla blasfemia all'Università Libera di Bruxelles, un gruppo di attiviste Femen a seno nudo ha gettato in faccia all'arcivescovo André-Joseph Leonard, capo della Chiesa cattolica belga, dell'acqua santa contenuta in delle bottigliette a forma di Madonna per protestare contro le posizioni dell'arcivescovo particolarmente intransigenti nei confronti degli omosessuali. Si può concludere che l'intervento delle Femen è stato in tema con l'argomento del convegno.

17 aprile 2013

Dunning-Kruger effect

Leggendo un blog, oggi, ho scoperto l'esistenza dell'effetto Dunning-Kruger.  I due psicologi della Cornell University, negli Stati Uniti, hanno studiato la capacità di valutare le proprie competenze di alcuni soggetti, in base alle loro effettive capacità.
I risultati hanno mostrato che gli incompetenti in una certa materia:
  1. tendono a sovrastimare le proprie capacità,
  2. non riconoscono le capacità di chi le ha veramente,
  3. non si rendono conto del livello della loro inadeguatezza,
  4. se vengono addestrati in quella materia, tendono a rendersi conto della propria precedente incompetenza.
Il post in cui ho letto di questa cosa s'intitolava "la dittatura dell'incompetenza". Io tenderei a chiamarla dittatura della mediocrità. Forse perchè di questo argomento ho già scritto.

Ps.
C'è un mio collega italiano che rientra perfettamente nei punti precedenti. Che sia un caso la sua fideistica adesione al Movimento 5 Stelle?

14 aprile 2013

Fast forward